La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
31 dicembre 2012
Solo una canzone...
Buon 2013.
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24 dicembre 2012
Pensando Natale
Mantieni i tuoi pensieri positivi
Perché i tuoi pensieri diventano parole
Mantieni le tue parole positive
Perché le tue parole diventano i tuoi
comportamenti
Mantieni i tuoi comportamenti positivi
Perché i tuoi comportamenti diventano
le tue abitudini
Mantieni le tue abitudini positive
Perché le tue abitudini diventano il
tuo destino.
L’ intelligenza senza l’amore, ti rende perverso.
La giustizia senza amore, ti rende implacabile.
La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.
Il successo senza amore, ti rende arrogante.
La ricchezza senza amore, ti rende avaro.
La docilità senza amore ti rende servile.
La povertà senza amore, ti rende orgoglioso.
La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.
L’autorità senza amore, ti rende tiranno.
Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.
La semplicità senza amore, ti sminuisce.
La preghiera senza amore, ti rende introverso.
La legge senza amore, ti schiavizza.
La politica senza amore, ti rende egoista.
La fede senza amore ti trasforma in fanatico.
La croce senza amore diventa una tortura.
La vita senza amore... non ha senso...
La giustizia senza amore, ti rende implacabile.
La diplomazia senza amore, ti rende ipocrita.
Il successo senza amore, ti rende arrogante.
La ricchezza senza amore, ti rende avaro.
La docilità senza amore ti rende servile.
La povertà senza amore, ti rende orgoglioso.
La bellezza senza amore, ti rende ridicolo.
L’autorità senza amore, ti rende tiranno.
Il lavoro senza amore, ti rende schiavo.
La semplicità senza amore, ti sminuisce.
La preghiera senza amore, ti rende introverso.
La legge senza amore, ti schiavizza.
La politica senza amore, ti rende egoista.
La fede senza amore ti trasforma in fanatico.
La croce senza amore diventa una tortura.
La vita senza amore... non ha senso...
Madre Teresa di
Calcutta
23 dicembre 2012
Tutto a posto.
...
Prendila così, non possiamo farne un dramma.
Conoscevi già - hai detto - i problemi miei di donna.
Certo che lo so, certo che lo so,
non ti preoccupare, tanto avrò da lavorare...
...
Nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di più.
Prendila così, non possiamo farne un dramma.
Conoscevi già - hai detto - i problemi miei di donna.
Certo che lo so, certo che lo so,
non ti preoccupare, tanto avrò da lavorare...
...
Nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di più.
20 dicembre 2012
Per chi mi avete preso?
Non che ci creda, ma certo non posso fare a meno, in questi giorni, di notare come la frequenza con cui si parla della fantomatica profezia Maya sia inequivocabilmente aumentata.
Ovviamente ci sono molti che ci campano, di queste cose. Pseudo-scienziati, giornalisti-da-gossip, veline, opinionisti da tartufo, venditori di imperdibili libri sull'argomento, "esperti" in tuttologia e quindi incapaci di pronunciare un'intera frase senza dire castronerie...
Andrebbe tutto bene, se ci limitassimo a farne un argomento da gossip. Al massimo ci scriviamo un paio di articoli sulle riviste scandalistiche, intervistiamo il solito astrologo cui chiediamo di farci una sintesi e di includere nelle chiacchiere anche l'oroscopo 2013, così ci togliamo pure questo pensiero...
Invece scopro che l'essere umano è capace di reagire in modo scomposto e confuso perfino rispetto ad un messaggio così inequivocabile. Fine del Mondo vuol dire una cosa sola: da domani non ci sarà più nulla, tutto finito, tutti morti, kaputt. Inutile qualsiasi compromesso, con i Maya non si ragiona mica. E inutile, soprattutto, qualsiasi precauzione. Come, per esempio, ammassare viveri, migrare tutti in blocco verso amene vallate bulgare, acquistare maschere antigas o costruire rifugi antiatomici.
Perché c'è chi davvero l'ha fatto.
E allora, davvero non so più cosa pensare.
Ovviamente ci sono molti che ci campano, di queste cose. Pseudo-scienziati, giornalisti-da-gossip, veline, opinionisti da tartufo, venditori di imperdibili libri sull'argomento, "esperti" in tuttologia e quindi incapaci di pronunciare un'intera frase senza dire castronerie...
Andrebbe tutto bene, se ci limitassimo a farne un argomento da gossip. Al massimo ci scriviamo un paio di articoli sulle riviste scandalistiche, intervistiamo il solito astrologo cui chiediamo di farci una sintesi e di includere nelle chiacchiere anche l'oroscopo 2013, così ci togliamo pure questo pensiero...
Invece scopro che l'essere umano è capace di reagire in modo scomposto e confuso perfino rispetto ad un messaggio così inequivocabile. Fine del Mondo vuol dire una cosa sola: da domani non ci sarà più nulla, tutto finito, tutti morti, kaputt. Inutile qualsiasi compromesso, con i Maya non si ragiona mica. E inutile, soprattutto, qualsiasi precauzione. Come, per esempio, ammassare viveri, migrare tutti in blocco verso amene vallate bulgare, acquistare maschere antigas o costruire rifugi antiatomici.
Perché c'è chi davvero l'ha fatto.
E allora, davvero non so più cosa pensare.
15 dicembre 2012
13 dicembre 2012
Andiamo via...
- Dobbiamo andarcene. Sento che qui potrei perfino trovare la felicità.
- Allora rimani.
- Ho vissuto troppo a lungo col mio dolore. Non voglio sapere che persona sarei senza di esso.
(Orson Scott Card, "Il gioco di Ender")
- Allora rimani.
- Ho vissuto troppo a lungo col mio dolore. Non voglio sapere che persona sarei senza di esso.
(Orson Scott Card, "Il gioco di Ender")
09 dicembre 2012
Alla fine...
...Ricordo che una volta mi immaginavo come sarebbe stata la mia vita, come sarei stato io.
Mi raffiguravo di avere tante qualità. Qualità forti, positive, che la gente avrebbe potuto captare dall'altro lato della stanza...
Ma col passare del tempo, erano poche le qualità che in effetti avevo. E tutti le possibilità che mi si presentavano, e tutte le varie persone che potevo diventare, tutte si sono ridotte, ogni anno, a sempre meno, sempre meno...
Finché alla fine sono diventate una: quello che sono.
(da The Weather Man)
Mi raffiguravo di avere tante qualità. Qualità forti, positive, che la gente avrebbe potuto captare dall'altro lato della stanza...
Ma col passare del tempo, erano poche le qualità che in effetti avevo. E tutti le possibilità che mi si presentavano, e tutte le varie persone che potevo diventare, tutte si sono ridotte, ogni anno, a sempre meno, sempre meno...
Finché alla fine sono diventate una: quello che sono.
(da The Weather Man)
04 dicembre 2012
Colpo d'occhio
Karlsbad 1929.
Nella sala poco gremita il silenzio è rotto quasi unicamente dal movimento dell'aria che i pezzi muovono quando le mani dei loro mossieri li spostano da una casella all'altra della scacchiera.
Presenti in sala alcuni Maestri che fanno ormai parte della storia: Salomon Flohr su tutti, indiscusso campione che - un po' per merito degli avversari e un po' perché, negli anni Trenta, per un cecoslovacco i problemi erano davvero altri - non arrivò mai a competere per il Campionato del Mondo.
Ma ce ne sono anche altri, di campioni che ogni organizzatore di torneo vorrebbe avere. Tra questi Aaron Nimzowitsch, che tanto avrebbe influenzato la strategia moderna. E c'è Esteban Canal, uno che di solito viene ricordato poco nei libri di scacchi, ma che comunque sapeva il fatto suo.
Di certo a Canal non mancava il colpo d'occhio, nemmeno al di fuori della scacchiera.
Fu lui ad accorgersi che in sala era entrata una signora dall'aspetto elegante, ma per nulla disposta alla mitezza. Sembrava sul piede di guerra, ed in effetti lo era. Suo marito, Josè Raul Capablanca - ex Campione del Mondo e tuttora uno dei migliori di tutti i tempi - non era vaccinato contro il fascino delle belle donne, e anche in quel momento, terminato il suo turno di gioco, si stava intrattenendo nella camera d'albergo con una signora di certo piuttosto accondiscendente.
La signora Capablanca voleva cogliere il fedifrago sul fatto e non aveva certo intenzione di farsi fermare da alcuno. Per questo, quando Canal le si para dinnanzi tentando un diversivo, lei lo scaraventa via come fosse una lottatrice di wrestling e si avvia per le scale verso le camere. Ritrovano il povero scacchista peruviano sotto un tavolo!
Ciò che successe ai piani superiori non lo si è mai saputo, ma a quanto pare la "resa dei conti" durò per tutta la notte, durante la quale si udirono perfino rumori di stoviglie lanciate...
Il giorno dopo Capablanca incontrò Friedrich Samisch. Questi era senz'altro un ottimo giocatore, e probabilmente avrebbe potuto raggiungere notevoli traguardi con un briciolo di fortuna in più. Era - tanto per intenderci - uno dei 27 che ottennero la nomina di Grande Maestro, appena tale titolo venne istituito.
Capablanca, abbiamo detto, non aveva dormito tutta la notte ed affrontò l'incontro senza la necessaria energia. Dopo poche mosse commise un errore da principiante e dovette cedere uno dei propri Cavalli. Lottò come un leone per molte decine di mosse, mostrando tutta la tecnica di cui era capace, ma non è possibile dare un pezzo di vantaggio ad un Grande Maestro, nemmeno se sei il Migliore.
Dovette quindi abbandonare. La classifica finale del torneo lo vide al secondo posto, proprio a causa dei punti persi in quella partita.
La sua spiegazione ufficiale alla conferenza dopo la partita fu: "Avevo dimenticato di arroccare".
Canal scoppiò a ridere e non smise che molti minuti dopo. E pochi notarono l'occhio nero che aveva dal pomeriggio precedente...
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30 novembre 2012
Passerà.
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché voglio sognare.
E nel sogno stringo i pugni,
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare,
altre notti sono vele piegate a navigare...
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere,
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle città importanti mi ricordo Milano:
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome,
e se l'amore che avevo non sa più il mio nome...
Come i treni a vapore, come i treni a vapore,
di stazione in stazione, e di porta in porta
e di pioggia in pioggia, e di dolore in dolore
il dolore passerà...
Come i treni a vapore,
come i treni a vapore
il dolore passerà...
(Fiorella Mannoia / Ivano Fossati - I treni a vapore)
e qualche volta sogno perché voglio sognare.
E nel sogno stringo i pugni,
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare,
altre notti sono vele piegate a navigare...
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere,
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle città importanti mi ricordo Milano:
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome,
e se l'amore che avevo non sa più il mio nome...
Come i treni a vapore, come i treni a vapore,
di stazione in stazione, e di porta in porta
e di pioggia in pioggia, e di dolore in dolore
il dolore passerà...
Come i treni a vapore,
come i treni a vapore
il dolore passerà...
(Fiorella Mannoia / Ivano Fossati - I treni a vapore)
24 novembre 2012
Basta poco.
- Ciao!
Lei si voltò stancamente, come se accadesse per caso. Il suo sguardo era interessato a un po' di tutto, e a un po' di niente. Dopo qualche interminabile secondo, lo fissò negli occhi.
Adesso mi risponde. Adesso mi risponde. Adesso mi deve rispondere... pensava lui. Ma lei gli aveva incrociato lo sguardo quasi incidentalmente, e poi si era voltata da un'altra parte.
Ci rimase male, lui. Non se lo aspettava. Non doveva andare così, e del resto non c'era nemmeno un motivo. Perché salutarsi tra "colleghi" è una cosa talmente normale che si confonde con la respirazione. Lo si fa quasi senza accorgersene. E invece, niente.
Il giorno dopo ci riprovò.
- Ciao!
Stessa scena. Lei non sembrava capire. Non aveva senso.
Successe ancora il giorno dopo, e poi ancora e ancora...
- Cosa dovrei fare? - chiese lui a qualcuno che doveva saperla lunga.
- Hai davanti a te due strade. Puoi smettere di salutarla. A questo punto è persino un tuo diritto, nessuno ti potrebbe biasimare per questo. Col tempo, nella migliore delle ipotesi, vi dimenticherete l'uno dell'altra e sarà come se non fosse accaduto nulla.
Fece una lunga pausa. Poi aggiunse:
- C'è un'altra possibilità. Puoi continuare a salutarla ogni giorno, come se lei ti rispondesse ogni volta. Puoi farlo semplicemente per divertirti, per infastidirla, o anche solo perché ritieni che sia la cosa giusta da fare.
Lui si prese qualche giorno per riflettere, e poi decise.
Passò diverso tempo senza che nulla cambiasse, compreso il fatto che lui ogni giorno le si parava davanti:
- Buongiorno! Non si usa rispondere?
La perseveranza è un dono, se vista dalla parte di chi ce l'ha. E trasforma il soggetto in un rompiscatole, visto dall'altra parte. Ma non sempre ciò accade in modo così perfetto.
Ad un certo punto qualcosa accadde. Quella mattina, fu lei ad andargli incontro...
- Ciao. Come va?
Fu lui ad essere disorientato, come se lo avessero di colpo trapiantato in alta quota e gli mancasse l'ossigeno. Fu una sensazione di breve durata, ma intensa.
Da quel giorno tutto fu normale. O speciale.
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18 novembre 2012
Strategia
La strategia è la via del paradosso.
(Sun Tzu)
(Sun Tzu)
11 novembre 2012
07 novembre 2012
La Legge e la Giustizia.
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
- Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?
Laniger contra timens:
- Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor.
Repulsus ille veritatis viribus:
- Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi.
Respondit agnus:
- Equidem natus non eram!
- Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.
(Gaio Giulio Fedro)
- Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?
Laniger contra timens:
- Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor.
Repulsus ille veritatis viribus:
- Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi.
Respondit agnus:
- Equidem natus non eram!
- Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.
(Gaio Giulio Fedro)
04 novembre 2012
01 novembre 2012
Amore e solitudine
L'amore,
la solitudine,
sono come i due occhi
di un unico volto:
non diviso,
né divisibile
30 ottobre
"Altre persone si sono stabilite permanentemente tra i miei ricordi, solo però in quanto i loro nomi sono stati scritti nel libro del mio destino da tempo immemorabile, e imbattermi in essi fu al tempo stesso una sorta di ricordo."
C. G. Jung
Il pacco.
Il signor Veneranda entrò nell’ufficio postale.
- Scusi, - disse il signor Veneranda all’impiegato allo sportello - è arrivato un pacco per me?
- Non è arrivato nessun pacco per lei. - rispose l’impiegato - Se fosse arrivato, lei avrebbe ricevuto l’avviso. Ha ricevuto l’avviso?
- Non ho ricevuto nessun avviso, - disse il signor Veneranda - ma a me l’avviso non serve a niente. Mi servirebbe il pacco, perché dentro al pacco c’è sempre qualcosa.
- L’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco.
- Ecco, proprio questo volevo: il pacco che è arrivato per me.
- Ma non è arrivato nulla per lei.
- Ma come? Ha appena detto, e sono le sue parole, l’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco. Ed io sono qui a ritirare il pacco.
- Io ho solo detto che l’avviso serve solo per avvertirla che le è arrivato il pacco.
- Ah, ho capito: lei mi manda un avviso per avvertirmi che è arrivato il pacco. Allora, guardi, faccia a meno di mandarmi l’avviso perché io sono già qua a ritirare il pacco.
- No, non ci siamo capiti, le dicevo che qualora arrivasse un pacco per lei, solo allora le manderemmo un avviso per avvertirla che da noi c’è un pacco per lei. Ci siamo capiti ora?
- Certo che ci siamo capiti, mi crede imbecille? Ma, mi dica: da dove arriva il pacco?
- Io… - balbettò l’impiegato - Io non so da dove le venga spedito il pacco. Io non ne so nulla. Lo saprà lei da dove aspetta il pacco.
- Io non aspetto nessun pacco - disse il signor Veneranda - e non ho nessuna idea di chi potrebbe spedirmi un pacco; ma se lei dice che mi arriverà un avviso che mi avverte che c’è un pacco per me da lei, io vengo da lei per sapere da dove mi arriva il pacco!
- Io… Io non ne so nulla del suo pacco!
- Ma allora perché mi dice che mi deve arrivare un avviso per ritirare un pacco? - esclamò il signor Veneranda arrabbiandosi - Ma guarda un po’ che tipo! Prima mi dice che mi arriverà un avviso, poi che devo passare qui a prendere il pacco, poi casca dalle nuvole! Oh, ma che razza di servizio postale!
E il signor Veneranda si allontanò scuotendo la testa e brontolando.
- Scusi, - disse il signor Veneranda all’impiegato allo sportello - è arrivato un pacco per me?
- Non è arrivato nessun pacco per lei. - rispose l’impiegato - Se fosse arrivato, lei avrebbe ricevuto l’avviso. Ha ricevuto l’avviso?
- Non ho ricevuto nessun avviso, - disse il signor Veneranda - ma a me l’avviso non serve a niente. Mi servirebbe il pacco, perché dentro al pacco c’è sempre qualcosa.
- L’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco.
- Ecco, proprio questo volevo: il pacco che è arrivato per me.
- Ma non è arrivato nulla per lei.
- Ma come? Ha appena detto, e sono le sue parole, l’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco. Ed io sono qui a ritirare il pacco.
- Io ho solo detto che l’avviso serve solo per avvertirla che le è arrivato il pacco.
- Ah, ho capito: lei mi manda un avviso per avvertirmi che è arrivato il pacco. Allora, guardi, faccia a meno di mandarmi l’avviso perché io sono già qua a ritirare il pacco.
- No, non ci siamo capiti, le dicevo che qualora arrivasse un pacco per lei, solo allora le manderemmo un avviso per avvertirla che da noi c’è un pacco per lei. Ci siamo capiti ora?
- Certo che ci siamo capiti, mi crede imbecille? Ma, mi dica: da dove arriva il pacco?
- Io… - balbettò l’impiegato - Io non so da dove le venga spedito il pacco. Io non ne so nulla. Lo saprà lei da dove aspetta il pacco.
- Io non aspetto nessun pacco - disse il signor Veneranda - e non ho nessuna idea di chi potrebbe spedirmi un pacco; ma se lei dice che mi arriverà un avviso che mi avverte che c’è un pacco per me da lei, io vengo da lei per sapere da dove mi arriva il pacco!
- Io… Io non ne so nulla del suo pacco!
- Ma allora perché mi dice che mi deve arrivare un avviso per ritirare un pacco? - esclamò il signor Veneranda arrabbiandosi - Ma guarda un po’ che tipo! Prima mi dice che mi arriverà un avviso, poi che devo passare qui a prendere il pacco, poi casca dalle nuvole! Oh, ma che razza di servizio postale!
E il signor Veneranda si allontanò scuotendo la testa e brontolando.
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29 ottobre 2012
E questo è dolore?
His blood has frozen and curled with fright.
His knees have trembled and given way in the night.
His hand has weakened at the moment of truth.
His step has faltered.
One world, one soul.
Time pass, the river roll...
His knees have trembled and given way in the night.
His hand has weakened at the moment of truth.
His step has faltered.
One world, one soul.
Time pass, the river roll...
(Pink Floyd, Sorrow)
26 ottobre 2012
Solo un viaggio.
Due persone si incontrarono, qualche anno fa.
Una era alla ricerca di un indirizzo. Sapeva da dove veniva e aveva una vaga idea di quale fosse la sua destinazione, ma ignorava completamente la strada da percorrere.
Succede, a volte, di aver chiari gli estremi e di perdersi parecchio di ciò che c'è nel mezzo. Non c'è niente di strano, anzi per certi aspetti è addirittura la norma. La cosa difficile è prenderne coscienza: ciò avviene talvolta anche con dolore...
L'altro conosceva la strada, del resto era del posto. Gli interessava poco ciò che c'era alle sue spalle, e di ciò che si sarebbe trovato davanti lo spaventava soprattutto il fatto che il percorso, ancora una volta, lo avrebbe fatto nei due sensi. Andata e ritorno. Quest'ultimo in solitudine.
Pazienza, quando uno di mestiere fa il traghettatore, non si deve aspettare altro che di accompagnare da una parte all'altra del fiume le persone che glielo chiedono. Se ti chiami Caronte, non puoi fare il Virgilio.
Non si limitò ad indicare la direzione all'altro. Ma i viaggi, prima o poi, devono concludersi. E questa cosa fu compresa per ultima.
Questo fu l'unico errore.
Una era alla ricerca di un indirizzo. Sapeva da dove veniva e aveva una vaga idea di quale fosse la sua destinazione, ma ignorava completamente la strada da percorrere.
Succede, a volte, di aver chiari gli estremi e di perdersi parecchio di ciò che c'è nel mezzo. Non c'è niente di strano, anzi per certi aspetti è addirittura la norma. La cosa difficile è prenderne coscienza: ciò avviene talvolta anche con dolore...
L'altro conosceva la strada, del resto era del posto. Gli interessava poco ciò che c'era alle sue spalle, e di ciò che si sarebbe trovato davanti lo spaventava soprattutto il fatto che il percorso, ancora una volta, lo avrebbe fatto nei due sensi. Andata e ritorno. Quest'ultimo in solitudine.
Pazienza, quando uno di mestiere fa il traghettatore, non si deve aspettare altro che di accompagnare da una parte all'altra del fiume le persone che glielo chiedono. Se ti chiami Caronte, non puoi fare il Virgilio.
Non si limitò ad indicare la direzione all'altro. Ma i viaggi, prima o poi, devono concludersi. E questa cosa fu compresa per ultima.
Questo fu l'unico errore.
21 ottobre 2012
Equazioni.
È soltanto nelle misteriose equazioni dell'amore che si può trovare ogni ragione logica.
(John Nash)
(John Nash)
16 ottobre 2012
A mia nonna.
Fidatevi dei sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l'eternità.
(K.Gibran)
Hai dato amore a piene mani per tutta la tua vita. Ora che è giunto il momento in cui noi ti lasciamo partire, non ci hai chiesto nemmeno una carezza, non hai voluto tenere per te neanche un sorriso. Ci hai restituito tutto moltiplicato per mille, come se per te fosse la cosa più naturale e semplice del mondo...
Non so se è giusto. Però è così, e sono certo che il tuo sorriso accompagnerà ancora i miei giorni. E quando sarò un po' buio, sarai nel mio cuore a ricordarmi che qualsiasi attimo di vita va accolto come un dono.
Tienimi per mano. Perché non sei tu ad aver bisogno di me. Sono ancora io, rimasto quel bambino che ero un tempo, ad aver paura del buio.
Buon riposo.
12 ottobre 2012
Pensieri...
"Più
invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non
solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato
vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo
gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni
della vita. […] Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano
con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo
mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano
tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si
chiede perché ci si è dovuti passare"
Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord
Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord
11 ottobre 2012
Ladri a chi?
Che gusto c'è ad avere un Governo se poi non piove?
05 ottobre 2012
Venerdì
...E quando forse non te lo aspetti neanche più, ti accorgi che è venerdì e che c'è il sole.
02 ottobre 2012
Un piccolo errore.
Amore mio,
Ho fatto tesoro della tua lettera.
L'ho letta e riletta. Mi ha reso felicissimo.
Solo una cosa mi ha contrariato...
Hai sbagliato a scrivere il mio nome!
Ho fatto tesoro della tua lettera.
L'ho letta e riletta. Mi ha reso felicissimo.
Solo una cosa mi ha contrariato...
Hai sbagliato a scrivere il mio nome!
27 settembre 2012
Il fiume...
Il fiume va.
Guardo più in là:
un automobile corre
e lascia dietro sé
del fumo grigio e me
e questo verde mondo,
indifferente perché
da troppo tempo ormai
apre le braccia a nessuno,
come me che ho bisogno
di qualche cosa di più
che non puoi darmi tu.
Ma un'auto che va
basta già a farmi chiedere se
io vivo.
(Lucio Battisti - L'aquila)
23 settembre 2012
Destino
Cerco,
ma non mi serve a molto.
Si può esaurire il mondo
senza trovarsi mai.
In fondo
non siamo altro che destino.
Nessuno si libererà
da questo eterno sentimento
che è la vita
che muore,
e noi siamo
solo il suo movimento
qui.
(Rossana Casale - Destino)
19 settembre 2012
17 settembre 2012
Ogni giorno...
E’ un dono incontrare qualcuno cui tu piaccia così come sei.
Nel complesso ti giudicheranno sempre.
Quindi vivi e fai quello che ti dice il cuore.
La vita è come un’opera di teatro che non ha prove iniziali:
canta, balla, ridi e piangi prima che cali il sipario
e l’opera finisca senza applausi.
Charlie Chaplin
Nel complesso ti giudicheranno sempre.
Quindi vivi e fai quello che ti dice il cuore.
La vita è come un’opera di teatro che non ha prove iniziali:
canta, balla, ridi e piangi prima che cali il sipario
e l’opera finisca senza applausi.
Charlie Chaplin
Matematica pura.
Per ogni matematico
c'è un senso d'infinito
nel dar la caccia ai numeri
già sfuggenti di per sé.
C'è un sogno pitagorico
che a me non è servito
adesso che,
nel 2 per 3,
so cosa 6 per me.
Per ogni matematico
che non si è mai pentito
d'aver sbagliato un calcolo
ch'è già grave di per sé
rimane un senso logico
che a me non è servito
adesso che,
nel 3 più 3,
so cosa 6 per me.
Per ogni matematico
finisce l'infinito
se a confermar la regola
è l'eccezione di per sé.
Ma resta un caso unico
che a me non è servito
adesso che,
nell'io più te,
so cosa sei per me.
(Angelo Branduardi)
c'è un senso d'infinito
nel dar la caccia ai numeri
già sfuggenti di per sé.
C'è un sogno pitagorico
che a me non è servito
adesso che,
nel 2 per 3,
so cosa 6 per me.
Per ogni matematico
che non si è mai pentito
d'aver sbagliato un calcolo
ch'è già grave di per sé
rimane un senso logico
che a me non è servito
adesso che,
nel 3 più 3,
so cosa 6 per me.
Per ogni matematico
finisce l'infinito
se a confermar la regola
è l'eccezione di per sé.
Ma resta un caso unico
che a me non è servito
adesso che,
nell'io più te,
so cosa sei per me.
(Angelo Branduardi)
08 settembre 2012
Incontri speciali.
Doveva succedere, prima o poi. Forse è addirittura giusto.
Finora il destino ci aveva riservato percorsi distinti, quasi paralleli. Ma non poteva durare. Non ci si può opporre ad una tempesta rompendo le onde una per una.
Così è stato. Non ti avevo vista, probabilmente nemmeno tu avevi visto me. Non contavo di incontrarti, e forse addirittura speravo che questo nostro rapporto non avvenisse mai. Sono troppo vecchio per sopportare con entusiasmo le emozioni improvvise, troppo giovane per accettare l'ineluttabile con serenità.
Ti ho sentita, questo sì. Ti ho sfiorata. O forse sei stata tu a sfiorare me. Perché forse, mi piace pensare, tu avevi già previsto tutto e non aspettavi che il momento adatto.
Ci siamo avvicinati, stavolta la direzione era la stessa, ma in versi opposti. Ci siamo incrociati. Ci siamo toccati. E' stato un attimo. Un lampo, un istante, una luce. Da lì in poi avrei visto le cose intorno a me con occhi diversi. Quella giornata non sarebbe più stata la stessa.
Non ci hai messo granché, sei entrata dalla parte in cui è più semplice: dalla pelle. Sotto la pelle. Nella direzione del cuore, come se ce non ne fossero altre.
Porterò quel segno per tanto tempo, forse per sempre. Non ti dimenticherò, di questo puoi essere certa.
Maledetta scheggia di legno.
Ho dovuto sterilizzare un ago da sarto con un accendino per estrarti via dalla mano.
Finora il destino ci aveva riservato percorsi distinti, quasi paralleli. Ma non poteva durare. Non ci si può opporre ad una tempesta rompendo le onde una per una.
Così è stato. Non ti avevo vista, probabilmente nemmeno tu avevi visto me. Non contavo di incontrarti, e forse addirittura speravo che questo nostro rapporto non avvenisse mai. Sono troppo vecchio per sopportare con entusiasmo le emozioni improvvise, troppo giovane per accettare l'ineluttabile con serenità.
Ti ho sentita, questo sì. Ti ho sfiorata. O forse sei stata tu a sfiorare me. Perché forse, mi piace pensare, tu avevi già previsto tutto e non aspettavi che il momento adatto.
Ci siamo avvicinati, stavolta la direzione era la stessa, ma in versi opposti. Ci siamo incrociati. Ci siamo toccati. E' stato un attimo. Un lampo, un istante, una luce. Da lì in poi avrei visto le cose intorno a me con occhi diversi. Quella giornata non sarebbe più stata la stessa.
Non ci hai messo granché, sei entrata dalla parte in cui è più semplice: dalla pelle. Sotto la pelle. Nella direzione del cuore, come se ce non ne fossero altre.
Porterò quel segno per tanto tempo, forse per sempre. Non ti dimenticherò, di questo puoi essere certa.
Maledetta scheggia di legno.
Ho dovuto sterilizzare un ago da sarto con un accendino per estrarti via dalla mano.
03 settembre 2012
Desiderio e Nostalgia.
L'uomo chiese alla montagna di toccare il cielo.
La montagna realizzò quel suo desiderio.
E quando fu così una nuvola lo sfiorò
in fondo al cuore che malato è
di nostalgia...
(Mina - La montagna)
La montagna realizzò quel suo desiderio.
E quando fu così una nuvola lo sfiorò
in fondo al cuore che malato è
di nostalgia...
(Mina - La montagna)
30 agosto 2012
Concentrazione
La nebbia a volte è utile. Nasconde i brutti pensieri e obbliga a concentrarsi su quel poco che si vede.
24 agosto 2012
NOSTALGIA
Mi manchi.
Quando mi sveglio al mattino mi manca il tuo profumo, mi manca il tuo sussurrare dolce e ritmato che mi riporta lentamente alla luce del giorno, mi mancano le tue carezze, che mi scivolano sul corpo lente e leggere, fresche, ristoratrici, rispettose.
Lungo il giorno mi manca la vita che sprigioni, l'energia che comunichi, ora calmo e quieto, ora spumeggiante di allegria.
Al tramonto mi manca la profondità con cui accogli e stemperi le pene della mia giornata, o l'abbraccio ammiccante che condivide le mie gioie. Quell'abbraccio, caldo e rassicurante, purificatore, che mi tiene stretta e libera, per tutta la notte.
Mi manchi, fratello Mare.
Quando mi sveglio al mattino mi manca il tuo profumo, mi manca il tuo sussurrare dolce e ritmato che mi riporta lentamente alla luce del giorno, mi mancano le tue carezze, che mi scivolano sul corpo lente e leggere, fresche, ristoratrici, rispettose.
Lungo il giorno mi manca la vita che sprigioni, l'energia che comunichi, ora calmo e quieto, ora spumeggiante di allegria.
Al tramonto mi manca la profondità con cui accogli e stemperi le pene della mia giornata, o l'abbraccio ammiccante che condivide le mie gioie. Quell'abbraccio, caldo e rassicurante, purificatore, che mi tiene stretta e libera, per tutta la notte.
Mi manchi, fratello Mare.
Una storia
Sabato
18 agosto avrebbe dovuto essere la seconda giornata delle nostre
vacanze per me e Giustina, la mia compagna.Assieme ad altre persone, ci
si è organizzati per fare una passeggiata in Clarea: un pò per
immergersi in quei magnifici boschi, un pò per osservare a distanza di
sicurezza gli animali chiusi dentro lo zoo chiamato cantiere.
Molti partono a piedi dal campeggio, mentre tre auto partono per prendere il sentiero che prende avvio da Giaglione.
Lungo la strada, passando per Susa, l’ultima vettura della nostra
micro-carovana viene fermata per un controllo: forse la più visibile tra
le tre, se non altro per i suoi componenti. Tutti giovani e abbigliati
in maniera comoda, mentre nelle due auto davanti c’erano bambini e chi
non è più troppo giovane anagraficamente.
Decidiamo comunque di
fermarci, a portare solidarietà ed accertarsi che non avvenga nulla di
anomalo. La regola è sempre quella: si parte e si torna assieme.
Sembra che stia andando tutto regolare: non c’è nulla da segnalare nei
loro confronti, e come di prassi chiedono i documenti anche a noi che ci
siamo avvicinati.
“Due minuti e finisce tutto“. Parole del maresciallo dei Carabinieri che ci aveva fermato.
Ma purtroppo il mio documento fa perdere troppi minuti.
“Risulta in sospeso un atto di notifica per lei“.
Comincia lo spettacolo che vede contrapporsi Carabinieri e Polizia di
stato per la consegna della notifica, con noi in impotenti spettatori.
Si cerca di fare di tutto per rendere effettiva la consegna dell’atto
alla caserma di Susa: al maresciallo non piace l’idea di scortarmi fino
alla questura di Torino. Ma la Polizia insiste: devono notificare loro
l’atto. Si mette di mezzo anche il capitano dei Carabinieri di Susa, il
quale però riesce solo a trattare per una mediazione: la consegna
avverrà alla questura di Rivoli. Una via di mezzo tra Torino e il comune
dove mi hanno fermato. Susa.
Lungo il tragitto il maresciallo si confida.
“Non ne posso più di questa valle. Per fortuna che non dobbiamo andare
fino a Torino, ma poi anche tu… ma chi te lo ha fatto fare di
avvicinarti all’auto? Non te ne potevi stare tranquillo ad aspettare più
in là? Ora dobbiamo gestirci tutto questo casino. Poi sembri un bravo
ragazzo: non ha la faccia da testa di cazzo…“
Grazie, ma a sapere che c’era una notifica per me, di sicuro non mi avvicinavo all’auto fermata.
Comincia il pronostico sulle possibilità del contenuto dell’atto. La
Polizia non ha voluto dire ai Carabinieri di che si tratti. Si va
dall’avviso orale al foglio di via. Tutto può essere, ma con l’aria che
tira in questi tempi non c’è molto da sperare.
Il giorno prima il giornale titolava: 35 fogli di via per i fatti del treno delle scorie nucleari.
Quella notte, il 24 luglio, passava un treno carico di scorie diretto
verso la Francia, transitante per la stazione di Bussoleno, comune a due
fermate di treno da Chiomonte. Per la mezzanotte era previsto un
presidio No Nuke fuori dalla stazione. Dal campeggio c’è chi ci arriva
in auto, chi in treno.
Io sono tra quelli che vanno in treno.
Lo stesso maledetto treno che si vedrà bloccato alla stazione di
Bussoleno, con 115 persone tra attivisti e passeggeri comuni dentro, e
fuori centinaia e centinaia di poliziotti in assetto antisommossa e
atteggiamento molto poco amichevole. Casco calato, fazzoletto alzato,
mano al manganello e scudo pronto. Chi aveva la vista lunga ha notato un
adesivo che copriva il numero di identificazione sul petto.
Ostaggi per quattro ore e mezza, fino a quando non è arrivata una
delegazione di valligiani, avvocati e un ex parlamentare a controllare
che l’identificazione si svolgesse senza casini. Io non ho paura a
negare il mio ruolo dentro quel treno. Mio malgrado, mi sono trovato a
gestire le comunicazioni con Radio Black Out e i compagni della valle,
mentre altri ragazzi gestivano improvvisate trattative con la Digos per
uscire da quella situazione, peggiorata dal fatto che non c’era nessun
valligiano a bordo.
Ma si arriva alla questura di Rivoli, dove
avviene una piccola nota di colore, che mi fa capire quanto sono stato
fortunato ad essere stato fermato dai Carabinieri e non dalla Polizia.
Saliti al primo piano del palazzo, scortato da due marescialli
dell’Arma, mi presentano al comandante in servizio al momento.
C’è da attendere che arrivi l’ufficiale di Polizia giudiziaria, ma
intanto i Carabinieri fanno registrare il mio arrivo in questura.
“A che riguardo di preciso? Non è chiara la situazione: noi abbiamo preparato la stanza…“
Ci sono due secondi di lunghissimo silenzio. Un improvviso brivido mi gela.
Il maresciallo spacca quella tormentata pausa. “Ma quale stanza? Qui c’è solo da notificare un atto!“
La situazione ritorna all’assurda normalità.
Il maresciallo tranquillizza me e Giustina, che mi aveva accompagnato
lungo tutto il percorso fin dentro le stanze della questura: “Ora arriva
l’ufficiale della Digos. Vi consegna la notifica e tutto finisce. Solo
che davvero non so dirvi cosa c’è in quell’atto.“
Ma come
previsto c’è poco da sperare. Foglio di via della durata di due anni dai
comuni di: Avigliana, Bussoleno, Chiomonte, Exilles, Gravere, Giaglione
e Susa.
I motivi sono vaghi, e a tratti esilaranti.
Risulta che insieme ad altri facinorosi manifestatamene appartenenti
all’area di contestazione o anarco-insurrezionalista o
marxista-disobbendiente, nelle prime ore del 24 corrente luglio prendevo
quel famoso treno per Bussoleno. Si dice in più che prima che il treno
entrasse in stazione, gli occupanti ne arrestavano la corsa mediante
l’azionamento del freno di emergenza. Io mi ricordavo che a fermare il
treno, e ad impedire che ripartisse, fossero centinaia di poliziotti che
gradivano la nostra compagnia in stazione.
Mi si accusa di
campeggiare in luoghi dalla dubbia fama e scegliermi compagni di viaggio
poco raccomandabili e che questo, unito al fatto che nei paesi indicati
nel foglio di via, non svolgo alcuna stabile attività lavorativa, non
ho residenza, o legami famigliari o nessun interesse dichiarato
rilevante, fa di me una persona pericolosa per la società.
Ora vorrei soffermarmi sulla mia effettiva pericolosità sociale.
Sono uno scrittore, ho scritto A Riot Of My Own, un romanzo sugli anni
’70 e gli esiliati italiani a Parigi, composto assieme a uno degli
esuli, Pantaleo Elicio, libro che ho presentato anche al campeggio No
Tav verso fine luglio. Il mio prossimo romanzo sarà sulla lotta No Tav.
Oltre a questo, sto scrivendo una tesi di laurea sul movimento No Tav e
sul suo uso di Internet a fini organizzativi e di contro-informazione,
sotto la direzione dell’università di Parigi 8.
Se si tiene
conto di questi fatti, la faccenda risulta chiara. Sono pericoloso,
pericolosissimo. Perché un ragazzo che lancia pietre loro se lo riescono
a gestire, non sanno invece gestirsi chi invece scrive di chi tira le
pietre. A lui non puoi sparare lacrimogeni o puntarlo con l’idrante
quando è sotto le reti: uno scrittore non è facilmente identificabile
come uno con una videocamera o una macchina fotografica in mano.
Mi hanno atteso al varco, quando la situazione era tranquilla per
prendermi e mandarmi via dai coglioni. Io per il mio lavoro ho bisogno
di essere sul campo, per avere accesso diretto alle fonti, con questo
atto sperano di tagliarmi le gambe e farmi ripiegare a scrivere le mie
opere tramite la lettura di comunicati, come fanno i giornalisti del Tg1
o della Stampa. Ma questo non è la mia modalità di lavoro.
Per
tanto, dico chiaramente che non sarà un pezzo di carta a tenere lontano
me e Giustina da una valle dove lasciamo il cuore, oltre che
concentrare le nostre passioni in compagnia delle persone più splendide
che abbiamo mai incontrato. I No Tav,
A l’è düra!
Oggi.
La musica fa presto a buttarti lì un po' di note. Poi il problema diventa tuo...
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riflessioni
30 luglio 2012
Il bilancio.
Il treno corre, neanche tanto veloce per essere un Frecciarossa.
La coppia davanti a me sembra volersi assopire, soprattutto lei che mi pareva più provata. Lui invece armeggia con delle sigarette finte.
- Guardi, se mi vede fumare sappia che questo è vapore, queste sono finte. Servono per smettere.
- Però non è che lei abbia smesso... - azzardo con un sorriso ironico.
- No, però ne fumo meno di quelle "vere", e questo è già un bel vantaggio.
Il loro bambino è un pargolo bello e pacioccone. Non si perde una parola di quello che ci diciamo, avrà quattro anni al massimo.
Arriva l'ora del pisolino. Ma è un orario imposto dalla sua mamma.
- No, non voglio dormire. Dormirò quando avrò sonno.
- Ma se non dormi adesso, poi arriviamo e ti viene sonno. E allora dormirai invece di stare con i nonni che ti stanno aspettando...
Nessuno dei ragionamenti fa una grinza.
- Se fai il pisolino - mi intrometto - al risveglio troverai un regalino da parte mia.
Come ho potuto essere così sciocco? Era evidente che non avrebbe funzionato.
- Lo voglio subito allora!
- No, dopo...
- No, subito...
Alla fine vince lui, come era prevedibile. Gli sgancio il martelletto di gomma che mi hanno dato al convegno quale gadget. Lui si addormenta di lì a pochi minuti.
Scendo alla mia stazione, loro proseguono. Il mio viaggio, allora, è servito a qualcosa.
La coppia davanti a me sembra volersi assopire, soprattutto lei che mi pareva più provata. Lui invece armeggia con delle sigarette finte.
- Guardi, se mi vede fumare sappia che questo è vapore, queste sono finte. Servono per smettere.
- Però non è che lei abbia smesso... - azzardo con un sorriso ironico.
- No, però ne fumo meno di quelle "vere", e questo è già un bel vantaggio.
Il loro bambino è un pargolo bello e pacioccone. Non si perde una parola di quello che ci diciamo, avrà quattro anni al massimo.
Arriva l'ora del pisolino. Ma è un orario imposto dalla sua mamma.
- No, non voglio dormire. Dormirò quando avrò sonno.
- Ma se non dormi adesso, poi arriviamo e ti viene sonno. E allora dormirai invece di stare con i nonni che ti stanno aspettando...
Nessuno dei ragionamenti fa una grinza.
- Se fai il pisolino - mi intrometto - al risveglio troverai un regalino da parte mia.
Come ho potuto essere così sciocco? Era evidente che non avrebbe funzionato.
- Lo voglio subito allora!
- No, dopo...
- No, subito...
Alla fine vince lui, come era prevedibile. Gli sgancio il martelletto di gomma che mi hanno dato al convegno quale gadget. Lui si addormenta di lì a pochi minuti.
Scendo alla mia stazione, loro proseguono. Il mio viaggio, allora, è servito a qualcosa.
25 luglio 2012
La caccia era già chiusa, ed era ancora senza l'orso...
...Ma la sua borsa non faceva più credito
e rovistava per trovare un altro cuore di vetro.
Ma il cuore, quello vero, protestava che voleva i soldi indietro.
(La Signora senza anelli - New Trolls)
e rovistava per trovare un altro cuore di vetro.
Ma il cuore, quello vero, protestava che voleva i soldi indietro.
(La Signora senza anelli - New Trolls)
23 luglio 2012
Sarà così?
Ed è malinconia
di tutti, un po' anche mia.
E' l'unica che aspetta
quando il tempo va di fretta.
Ed è malinconia,
con sé ti porta via.
E' un treno un po' incantato
che prendi solo se hai sbagliato...
di tutti, un po' anche mia.
E' l'unica che aspetta
quando il tempo va di fretta.
Ed è malinconia,
con sé ti porta via.
E' un treno un po' incantato
che prendi solo se hai sbagliato...
17 luglio 2012
La domanda. La risposta.
Un giorno o l'altro qualcuno ti chiederà notizie su di me.
A quel punto non sbagliare: rispondi che non esisto, che non sono mai esistito.
E' meglio così. Piuttosto che risvegliare un dolore mai compreso. Meglio semplificare.
A quel punto non sbagliare: rispondi che non esisto, che non sono mai esistito.
E' meglio così. Piuttosto che risvegliare un dolore mai compreso. Meglio semplificare.
13 luglio 2012
Alba sull'Adriatico
Le cinque di mattina. La notte è stata calda, piena di stelle. Le ragazze hanno chiacchierato e riso fino a tardi. Gli uccellini cominciano a ciangottare, pigramente. Decido di avviarmi al mare. Il cielo, mentre percorro la strada alberata e fresca, trascolora, qualche nuvola tinge di grigio il violetto e l'azzurro. I gabbiani si attardano a cercare cibo.
La spiaggia è deserta, gli ombrelloni chiusi, tutto sembra dormire. Sono sveglia e vigile, tutti i sensi tesi a catturare ogni piccolo rumore, ogni cambiamento di luce. Il mare è calmo, la musica lenta, ritmata della risacca, accompagna il lieve movimento delle onde. Pesci piccoli e medi guizzano allegri. Mi siedo e lascio che lo sguardo si perda, mi sento in perfetta armonia. Alle cinque e quaranta il sole sorge netto dall'acqua, in meno di dieci minuti è una palla rossa all'orizzonte, circondato solo dalle barche dei pescatori. Ho visto cento volte questo spettacolo, ma ogni volta è diverso, è un'emozione nuova e intensa, mi fa sentire fortunata parte del creato. Entro lentamente in acqua, è caldissima. Nuoto verso il sole, non so quanto tempo... forse solo una manciata di minuti... Fa freddo quando esco, ho un attimo di smarrimento, come se fossi uscita dal protettivo liquido amniotico, l'acqua della vita... Sono ormai le sette. Cammino a lungo sulla battigia... vorrei che il tempo si fermasse... La spiaggia è animata da gabbiani e uccellini che saltellano becchettando. Quando torno a casa fa un gran caldo, le cicale cantano insistenti e pettegole.
La spiaggia è deserta, gli ombrelloni chiusi, tutto sembra dormire. Sono sveglia e vigile, tutti i sensi tesi a catturare ogni piccolo rumore, ogni cambiamento di luce. Il mare è calmo, la musica lenta, ritmata della risacca, accompagna il lieve movimento delle onde. Pesci piccoli e medi guizzano allegri. Mi siedo e lascio che lo sguardo si perda, mi sento in perfetta armonia. Alle cinque e quaranta il sole sorge netto dall'acqua, in meno di dieci minuti è una palla rossa all'orizzonte, circondato solo dalle barche dei pescatori. Ho visto cento volte questo spettacolo, ma ogni volta è diverso, è un'emozione nuova e intensa, mi fa sentire fortunata parte del creato. Entro lentamente in acqua, è caldissima. Nuoto verso il sole, non so quanto tempo... forse solo una manciata di minuti... Fa freddo quando esco, ho un attimo di smarrimento, come se fossi uscita dal protettivo liquido amniotico, l'acqua della vita... Sono ormai le sette. Cammino a lungo sulla battigia... vorrei che il tempo si fermasse... La spiaggia è animata da gabbiani e uccellini che saltellano becchettando. Quando torno a casa fa un gran caldo, le cicale cantano insistenti e pettegole.
10 luglio 2012
Ah, le macchine...
Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno.
Albert Einstein
Albert Einstein
07 luglio 2012
Arrivato, ripartito.
Tutto era pronto. Questo appuntamento era atteso da molto tempo. Anni, lustri, decenni addirittura. Tutto un mondo di gente aspettava di vederlo comparire in quella conferenza stampa che più volte era stata rinviata negli ultimi giorni.
Fino all'ultimo non si sapeva se sarebbe arrivato, o alla fine avrebbe deciso di far finta di niente, come ormai accadeva da tempo immemore.
Invece arrivò. Luci, fotografie, flash, operatori che si spingevano, altri che gli gridavano frasi incomprensibili. Alla fine fu possibile ristabilire la calma, e cominciarono le prime domande.
- Cosa si prova ad essere chiamato "Particella di Dio"?
Il Bosone non proferì parola, nel silenzio generale. Si alzò e imboccò l'uscita, dalla quale non sarebbe più tornato indietro, per altri quindici miliardi di anni.
Il Bosone di Higgs esiste davvero: era stato previsto fin dal 1964, ma mai osservato. E' una storia importante, ci consente di credere nella potenza del pensiero. Un'idea si è trasformata in realtà.
Fino all'ultimo non si sapeva se sarebbe arrivato, o alla fine avrebbe deciso di far finta di niente, come ormai accadeva da tempo immemore.
Invece arrivò. Luci, fotografie, flash, operatori che si spingevano, altri che gli gridavano frasi incomprensibili. Alla fine fu possibile ristabilire la calma, e cominciarono le prime domande.
- Cosa si prova ad essere chiamato "Particella di Dio"?
Il Bosone non proferì parola, nel silenzio generale. Si alzò e imboccò l'uscita, dalla quale non sarebbe più tornato indietro, per altri quindici miliardi di anni.
Il Bosone di Higgs esiste davvero: era stato previsto fin dal 1964, ma mai osservato. E' una storia importante, ci consente di credere nella potenza del pensiero. Un'idea si è trasformata in realtà.
30 giugno 2012
Ricordi d'autostrada.
Sto tornando. E' stata senza dubbio una pessima idea partire, così all'improvviso, con una semplice telefonata di preavviso, soltanto con qualche parola, di quelle che non ammettono replica.
Il Tempo mi chiarirà molte cose. Del resto non ci sono alternative: soltanto lui conosce il modo migliore per illuminare una notte buia come questa.
Ho bisogno di bere qualcosa di fresco, ho la gola e il cuore secchi... Mi fermo all'autogrill. Sembrano tutti uguali, e invece non c'è una persona che sia uguale a qualsiasi altra io possa incontrarne altrove.
Tra qualche anno forse, ripensando a oggi, mi sembrerà di capire meglio. E magari avrò imparato a capire meglio gli occhi di chi mi sta di fronte.
Magari ne riparliamo nel 2012.
Il Tempo mi chiarirà molte cose. Del resto non ci sono alternative: soltanto lui conosce il modo migliore per illuminare una notte buia come questa.
Ho bisogno di bere qualcosa di fresco, ho la gola e il cuore secchi... Mi fermo all'autogrill. Sembrano tutti uguali, e invece non c'è una persona che sia uguale a qualsiasi altra io possa incontrarne altrove.
Tra qualche anno forse, ripensando a oggi, mi sembrerà di capire meglio. E magari avrò imparato a capire meglio gli occhi di chi mi sta di fronte.
Magari ne riparliamo nel 2012.
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28 giugno 2012
Saggezza interiore
Com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che tutto questo è “la vita".
Charlie Chaplin
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama“rispetto”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un
invito a crescere.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un
invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama “maturità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto
quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto
quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama “stare in pace con se stessi”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi
faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi
faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama “sincerità”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che
mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso… all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”…
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che
mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso… all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”…
ma oggi so che questo è “amore di sé”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama “semplicità”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
È la mia condizione di vita quotidiana
e la chiamo “perfezione”.
Quando
ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero
può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le
energie del
mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante.
mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di “saggezza interiore”.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
Charlie Chaplin
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