La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
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24 novembre 2012
Basta poco.
- Ciao!
Lei si voltò stancamente, come se accadesse per caso. Il suo sguardo era interessato a un po' di tutto, e a un po' di niente. Dopo qualche interminabile secondo, lo fissò negli occhi.
Adesso mi risponde. Adesso mi risponde. Adesso mi deve rispondere... pensava lui. Ma lei gli aveva incrociato lo sguardo quasi incidentalmente, e poi si era voltata da un'altra parte.
Ci rimase male, lui. Non se lo aspettava. Non doveva andare così, e del resto non c'era nemmeno un motivo. Perché salutarsi tra "colleghi" è una cosa talmente normale che si confonde con la respirazione. Lo si fa quasi senza accorgersene. E invece, niente.
Il giorno dopo ci riprovò.
- Ciao!
Stessa scena. Lei non sembrava capire. Non aveva senso.
Successe ancora il giorno dopo, e poi ancora e ancora...
- Cosa dovrei fare? - chiese lui a qualcuno che doveva saperla lunga.
- Hai davanti a te due strade. Puoi smettere di salutarla. A questo punto è persino un tuo diritto, nessuno ti potrebbe biasimare per questo. Col tempo, nella migliore delle ipotesi, vi dimenticherete l'uno dell'altra e sarà come se non fosse accaduto nulla.
Fece una lunga pausa. Poi aggiunse:
- C'è un'altra possibilità. Puoi continuare a salutarla ogni giorno, come se lei ti rispondesse ogni volta. Puoi farlo semplicemente per divertirti, per infastidirla, o anche solo perché ritieni che sia la cosa giusta da fare.
Lui si prese qualche giorno per riflettere, e poi decise.
Passò diverso tempo senza che nulla cambiasse, compreso il fatto che lui ogni giorno le si parava davanti:
- Buongiorno! Non si usa rispondere?
La perseveranza è un dono, se vista dalla parte di chi ce l'ha. E trasforma il soggetto in un rompiscatole, visto dall'altra parte. Ma non sempre ciò accade in modo così perfetto.
Ad un certo punto qualcosa accadde. Quella mattina, fu lei ad andargli incontro...
- Ciao. Come va?
Fu lui ad essere disorientato, come se lo avessero di colpo trapiantato in alta quota e gli mancasse l'ossigeno. Fu una sensazione di breve durata, ma intensa.
Da quel giorno tutto fu normale. O speciale.
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08 settembre 2012
Incontri speciali.
Doveva succedere, prima o poi. Forse è addirittura giusto.
Finora il destino ci aveva riservato percorsi distinti, quasi paralleli. Ma non poteva durare. Non ci si può opporre ad una tempesta rompendo le onde una per una.
Così è stato. Non ti avevo vista, probabilmente nemmeno tu avevi visto me. Non contavo di incontrarti, e forse addirittura speravo che questo nostro rapporto non avvenisse mai. Sono troppo vecchio per sopportare con entusiasmo le emozioni improvvise, troppo giovane per accettare l'ineluttabile con serenità.
Ti ho sentita, questo sì. Ti ho sfiorata. O forse sei stata tu a sfiorare me. Perché forse, mi piace pensare, tu avevi già previsto tutto e non aspettavi che il momento adatto.
Ci siamo avvicinati, stavolta la direzione era la stessa, ma in versi opposti. Ci siamo incrociati. Ci siamo toccati. E' stato un attimo. Un lampo, un istante, una luce. Da lì in poi avrei visto le cose intorno a me con occhi diversi. Quella giornata non sarebbe più stata la stessa.
Non ci hai messo granché, sei entrata dalla parte in cui è più semplice: dalla pelle. Sotto la pelle. Nella direzione del cuore, come se ce non ne fossero altre.
Porterò quel segno per tanto tempo, forse per sempre. Non ti dimenticherò, di questo puoi essere certa.
Maledetta scheggia di legno.
Ho dovuto sterilizzare un ago da sarto con un accendino per estrarti via dalla mano.
Finora il destino ci aveva riservato percorsi distinti, quasi paralleli. Ma non poteva durare. Non ci si può opporre ad una tempesta rompendo le onde una per una.
Così è stato. Non ti avevo vista, probabilmente nemmeno tu avevi visto me. Non contavo di incontrarti, e forse addirittura speravo che questo nostro rapporto non avvenisse mai. Sono troppo vecchio per sopportare con entusiasmo le emozioni improvvise, troppo giovane per accettare l'ineluttabile con serenità.
Ti ho sentita, questo sì. Ti ho sfiorata. O forse sei stata tu a sfiorare me. Perché forse, mi piace pensare, tu avevi già previsto tutto e non aspettavi che il momento adatto.
Ci siamo avvicinati, stavolta la direzione era la stessa, ma in versi opposti. Ci siamo incrociati. Ci siamo toccati. E' stato un attimo. Un lampo, un istante, una luce. Da lì in poi avrei visto le cose intorno a me con occhi diversi. Quella giornata non sarebbe più stata la stessa.
Non ci hai messo granché, sei entrata dalla parte in cui è più semplice: dalla pelle. Sotto la pelle. Nella direzione del cuore, come se ce non ne fossero altre.
Porterò quel segno per tanto tempo, forse per sempre. Non ti dimenticherò, di questo puoi essere certa.
Maledetta scheggia di legno.
Ho dovuto sterilizzare un ago da sarto con un accendino per estrarti via dalla mano.
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