30 marzo 2009

Bugiardino.

L'uomo si destò con uno scossone dal proprio torpore. ci stava rimuginando da diverso tempo. Minuti? Decine di minuti? Ore?

Ne arrivava un altro. Ci sarebbero voluti pochissimi minuti, ma era davvero questione di poco. E infatti, quando arrivò l'ambulanza non erano trascorsi che novanta secondi.

La lettiga fu fatta scendere, le gambe con le rotelle scattarono con il classico rumore metallico di un meccanismo un po' arrugginito. Glielo portarono nella stanza. Gli avevano somministrato un calmante.

- Come sta?
- Bene, grazie.

Cosa fa dire ad un uomo che è stato appena portato al Pronto Soccorso che sta bene? Se lo domandava, il dottore, pensando ancora all'argomento delle sue meditazioni di qualche minuto prima.
Forse star bene, rifletteva, è una condizione relativa. Se ho provato un dolore acutissimo, quando diventa un po' meno lancinante ci si accontenta di quel poco. Sì, doveva essere proprio così...

- Allora, cos'è quel medicinale di cui ti ho detto il nome? - gli chiese una collega che passava di là.
- Mah... Sarà un anticoagulante.

La sua giornata, di lì in avanti, fu migliore.

22 marzo 2009

Fino alla fine...

Quando le cose che hai intorno, per quanto vicine,
non sono più alla portata delle tue mani,
quando un fiore, anche se di poco,
è troppo distante perché tu lo possa cogliere,
quando un volto non è abbastanza vicino
da poterlo accarezzare,
quando quel poco che manca tra te
e le cose che hai sempre raggiunto con poca fatica
diventa pari a una distanza infinita,
tutto, anche se è poco oltre la portata dei tuoi sforzi,
appare terribilmente lontano;
tutto, eccetto l’infinito spazio della tua mente.
Ma in quel vuoto improvviso
che d’un tratto
non lascia posto che a una inconsolabile infelicità,
i volti si accostano e si offrono alle carezze,
i fiori acquistano un colore e un profumo più intenso
e tutte le tue esperienze
ripropongono vivo, nitido e forte
il ricordo e la coscienza delle persone,
delle cose
e degli atti che ne furono oggetto.
Come per miracolo tutto si riavvicina
e le distanze, piuttosto che circondarti maligne,
ti avvolgono come una calda coperta,
fino a formare un tutt’uno
con il tuo corpo e con il tuo pensiero.
Allora la speranza riemerge
E sorretta da una schiera di mani operose
impara a nuotare

19 marzo 2009

Scusa.

Chiedere.
Senza pensare, senza aspettare, senza ascoltare. Chiedere. Pretendere.
Senza accorgersi del tempo che ancora non passa in fretta.
Volere. Tutto. Senza eccezioni. Senza scuse.
Chiedere. Troppo.

17 marzo 2009

Chissà...

Chi sono, dove sono
quando sono assente di me?
Da dove vengo, dove vado?
Dalla pupilla viziosa delle nuvole
la luna scende i gradini di grattacieli
per prendermi la vita...

05 marzo 2009

Si è sempre figli di qualcuno.

Da figli si capisce poco. Da genitori si cerca di insegnare quello che non si capiva da figli.

(Giovanni Trapattoni)

04 marzo 2009

LE MANI

Pensando a tutte le mani gentili che ho incontrato, mi addormenterò, un pomeriggio caldo: ecco, questo è nuovo, un acquisto nelle strade.
Le mani entrano ed escono dal buio, i miei sogni brulicano di mani, riescono – loro – ad amare anche involontariamente, si danno via.
La loro mancanza si fa sentire di sera, sento che sono tutte partite, lontane, e che ogni giorno è nuovo per le mani: l’amore e lo scambio sempre sono da ricominciare, per le mani, sulle strade.

Oh, ne ho perdute troppe, certi mattini, perché mi sembrava impossibile trovarne così presto, insieme ad uno sguardo e ad una voce, camminando per vie lontano da qui, eppure… tu scopri quel che nascondono per non mancarle mai più, mani di tenerezze future e passate, mani che un dolore crudele e insensato stringerà.

Ho visto, una volta, il loro significato: proteggere, additare, pregare.
Proteggere in ogni modo, sulle strade…

Gratiliano Anreotti