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19 ottobre 2013

There but for fortune

Show me a prison, show me a jail,
Show me a prisoner whose face has gone pale
And I'll show you a young man with so many reasons why
And there but for fortune, may go you or I -- you and I.

Show me the alley, show me the train,
Show me a hobo who sleeps out in the rain,
And I'll show you a young man with so many reasons why
There but for fortune, may go you or go I -- you and I.

Show me the whiskey stains on the floor,
Show me the drunken man as he stumbles out the door,
And I'll show you a young man with so many reasons why
There but for fortune, may go you or go I -- you and I.

Show me the famine, show me the frail
Eyes with no future that show how we failed
And I'll show you the children with so many reasons why
There but for fortune, go you or I.

Show me the country where bombs had to fall,
Show me the ruins of buildings once so tall,
And I'll show you a young land with so many reasons why
There but for fortune, go you or go I -- you and I.
You and I,
There but for fortune, go you or go I -- you and I.

Phil Ochs

SOLO PER CASO

Fammi vedere una prigione, fammi vedere una galera,
Fammi vedere un prigioniero con la faccia impallidita
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere il vicolo, fammi vedere il treno,
Fammi vedere il vagabondo che dorme fuori, sotto la pioggia,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere le macchie di whisky sul pavimento,
Fammi vedere l'ubriaco che inciampa fuori dalla porta,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.

Fammi vedere la carestia, fammi vedere la debolezza,
Occhi senza futuro che mostrano i nostri fallimenti,
E io ti farò vedere dei bambini, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quei bambini non siamo io o te, io e te.

Fammi vedere il paese dove son dovute cadere le bombe,
Fammi vedere le rovine degli edifici una volta tanto alti,
E io ti farò vedere un giovane paese, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel paese non siamo io o te, io e te.

13 dicembre 2012

Andiamo via...

- Dobbiamo andarcene. Sento che qui potrei perfino trovare la felicità.
- Allora rimani.
- Ho vissuto troppo a lungo col mio dolore. Non voglio sapere che persona sarei senza di esso.


(Orson Scott Card, "Il gioco di Ender")








09 dicembre 2012

Alla fine...

...Ricordo che una volta mi immaginavo come sarebbe stata la mia vita, come sarei stato io.

Mi raffiguravo di avere tante qualità. Qualità forti, positive, che la gente avrebbe potuto captare dall'altro lato della stanza...

Ma col passare del tempo, erano poche le qualità che in effetti avevo. E tutti le possibilità che mi si presentavano, e tutte le varie persone che potevo diventare, tutte si sono ridotte, ogni anno, a sempre meno, sempre meno...

Finché alla fine sono diventate una: quello che sono.

(da The Weather Man)





23 settembre 2012

Destino


Cerco,
ma non mi serve a molto.
Si può esaurire il mondo
senza trovarsi mai.

In fondo
non siamo altro che destino.
Nessuno si libererà
da questo eterno sentimento
che è la vita
che muore,
e noi siamo 
solo il suo movimento
qui.

(Rossana Casale - Destino)










08 settembre 2012

Incontri speciali.

Doveva succedere, prima o poi. Forse è addirittura giusto.

Finora il destino ci aveva riservato percorsi distinti, quasi paralleli. Ma non poteva durare. Non ci si può opporre ad una tempesta rompendo le onde una per una.

Così è stato. Non ti avevo vista, probabilmente nemmeno tu avevi visto me. Non contavo di incontrarti, e forse addirittura speravo che questo nostro rapporto non avvenisse mai. Sono troppo vecchio per sopportare con entusiasmo le emozioni improvvise, troppo giovane per accettare l'ineluttabile con serenità.

Ti ho sentita, questo sì. Ti ho sfiorata. O forse sei stata tu a sfiorare me. Perché forse, mi piace pensare, tu avevi già previsto tutto e non aspettavi che il momento adatto.

Ci siamo avvicinati, stavolta la direzione era la stessa, ma in versi opposti. Ci siamo incrociati. Ci siamo toccati. E' stato un attimo. Un lampo, un istante, una luce. Da lì in poi avrei visto le cose intorno a me con occhi diversi. Quella giornata non sarebbe più stata la stessa.

Non ci hai messo granché, sei entrata dalla parte in cui è più semplice: dalla pelle. Sotto la pelle. Nella direzione del cuore, come se ce non ne fossero altre.

Porterò quel segno per tanto tempo, forse per sempre. Non ti dimenticherò, di questo puoi essere certa.

Maledetta scheggia di legno.
Ho dovuto sterilizzare un ago da sarto con un accendino per estrarti via dalla mano.




24 agosto 2012

21 maggio 2012

Quiete?

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
 
(Vincenzo Cardarelli, Gabbiani)


16 maggio 2012

Kudrjavka

Era stata scelta dopo una selezione che si era protratta a lungo. Certo, il fatto che avesse una salute perfetta era stato importante, ma il fattore determinante - lei forse lo avrebbe capito soltanto dopo - era stato il suo carattere docile e la capacità di entrare perfettamente in sintonia con gli scopi scientifici della missione.

Il capo si fece vedere solo di sfuggita. Sergej Pavlovic aveva sempre molto da fare e comunque il suo ruolo di supervisore gli imponeva di stare dietro un po' a tutto. Lei non se la prendeva troppo, anche se certo le faceva piacere quando la andava a trovare e si fermava qualche minuto con lei. Lo fece anche quella mattina, e stette un po' di più. Le parlò con dolcezza, senza nasconderle nulla di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

Lei capì. Il Destino si spalancava davanti a lei ed era importante che si facesse quello che si doveva fare.

Non fece obiezioni. Non fece domande. Non chiese ulteriori spiegazioni. Entrò nell'astronave e si accomodò sul sedile, meravigliandosi un po' di quanto stesse, tutto sommato, comoda rispetto ai test cui aveva partecipato.

Tutto accadde velocemente, e l'emozione per qualche minuto cedette alla paura. Ma poi vide quella palla azzurra, con i batuffoli bianchi che le si arricciavano tutt'intorno. Fu felice, avrebbe voluto scendere a giocare con quella palla e quei batuffoli...

La missione avrebbe dovuto durare diverse settimana, ed era previsto un pasto speciale al dodicesimo giorno, per premiarla. Ma non ce ne fu bisogno. Il circuito di refrigerazione si guastò dopo appena cinque ore dal lancio. O forse si guastò quello di aerazione. O forse entrambi.

Il successo del Progetto, si disse, passa anche atteraverso gli eroici sacrifici di chi partecipa alla causa.

La corsa allo spazio era appena cominciata. E lei sarebbe rimasta nella Storia. Anche se forse avrebbe preferito giocare a palla.