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16 ottobre 2012

A mia nonna.

Fidatevi dei sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l'eternità

(K.Gibran)



Hai dato amore a piene mani per tutta la tua vita. Ora che è giunto il momento in cui noi ti lasciamo partire, non ci hai chiesto nemmeno una carezza, non hai voluto tenere per te neanche un sorriso. Ci hai restituito tutto moltiplicato per mille, come se per te fosse la cosa più naturale e semplice del mondo...

Non so se è giusto. Però è così, e sono certo che il tuo sorriso accompagnerà ancora i miei giorni. E quando sarò un po' buio, sarai nel mio cuore a ricordarmi che qualsiasi attimo di vita va accolto come un dono.

Tienimi per mano. Perché non sei tu ad aver bisogno di me. Sono ancora io, rimasto quel bambino che ero un tempo, ad aver paura del buio.

Buon riposo.



30 luglio 2012

Il bilancio.

Il treno corre, neanche tanto veloce per essere un Frecciarossa.

La coppia davanti a me sembra volersi assopire, soprattutto lei che mi pareva più provata. Lui invece armeggia con delle sigarette finte.
- Guardi, se mi vede fumare sappia che questo è vapore, queste sono finte. Servono per smettere.
- Però non è che lei abbia smesso... - azzardo con un sorriso ironico.
- No, però ne fumo meno di quelle "vere", e questo è già un bel vantaggio.

Il loro bambino è un pargolo bello e pacioccone. Non si perde una parola di quello che ci diciamo, avrà quattro anni al massimo.

Arriva l'ora del pisolino. Ma è un orario imposto dalla sua mamma.
- No, non voglio dormire. Dormirò quando avrò sonno.
- Ma se non dormi adesso, poi arriviamo e ti viene sonno. E allora dormirai invece di stare con i nonni che ti stanno aspettando...

Nessuno dei ragionamenti fa una grinza.

- Se fai il pisolino - mi intrometto - al risveglio troverai un regalino da parte mia.

Come ho potuto essere così sciocco? Era evidente che non avrebbe funzionato.

- Lo voglio subito allora!
- No, dopo...
- No, subito...

Alla fine vince lui, come era prevedibile. Gli sgancio il martelletto di gomma che mi hanno dato al convegno quale gadget. Lui si addormenta di lì a pochi minuti.

Scendo alla mia stazione, loro proseguono. Il mio viaggio, allora, è servito a qualcosa.



02 aprile 2012

Long John


I bambini, nei primi sei anni di vita, acquisiscono certezze che gli possono durare per una vita.

Giorgio Chinaglia ha rappresentato per me, bambino nel 1974, il primo vero mito cui affidare le mie speranze ed i miei sogni.
La squadra nella quale giocava - la Lazio di Maestrelli, D'Amico, Re Cecconi e altre teste pazze che sembravano essersi radunate tutte insieme per puro caso - gli somigliava molto. Mai come in quella squadra ci sono stati tanti contrasti nello spogliatoio. Mai come in quel gruppo si respirava aria da far west (giravano con le pistole in tasca) e da spacconaggine. Mai una squadra ha dato dimostrazione di poter contemporaneamente vincere per superiorità manifesta e perdere per dabbenaggine conclamata. Erano talmente superiori che a volte decidevano quando e come segnare. Ma spesso perdevano partite perché si intestardivano su chi dovesse tirare una punizione o un calcio d'angolo...

Quella squadra era fatta su misura per lui. Prendeva a calci i suoi compagni mentre li spronava a dare di più. E i tifosi lo amavano perché con lui era tutto o niente: capace di prendere palla a centrocampo e di travolgere tutti i difensori quali birilli, come anche di non toccar palla per un'intera partita.

La vita lo ha portato lontano da casa sua. Prima per motivi sportivi, poi per aver frequentato le persone sbagliate. Ma a me piace ricordarlo come Il Centravanti, non come tutto quello che è venuto dopo...

La mia prima maglia aveva il suo numero, e non ne avrei voluta un'altra.

Adesso farà gol (anzi, "Go!", come diceva lui) dribblando tra le nuvole e mandando a quel paese il Commissario Tecnico Supremo se si azzarderà a sostituirlo a metà del secondo tempo.