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24 agosto 2012

16 giugno 2012

Genova, 2001

Ora anche i giornali lo definiscono "il massacro della Diaz". Forse qualcuno è stato scosso dal film. Ma allora gli amici non fanatici come me non mi credevano, mi consideravano faziosa. Era più semplice. Era meglio rimuovere. Faceva troppo male. Ma per chi era lì la vita non è più stata la stessa. Ci sembrava giusto manifestare, pacificamente (anche se poi le violenze ci sono state da entrambe le parti), perché volevamo preservare quel poco che restava del mondo civile, perché non volevamo arrivare al punto in cui siamo ora, tutti, nessuno escluso... a parte i ricchi ovviamente, quelli che questo mondo hanno voluto. Pace, libertà, uguaglianza, solidarietà, fratellanza... non sono mai state solo parole per me, ma il senso della mia vita intera, e ritengo un dovere testimoniarlo insieme agli altri. Ero d'accordo con Pasolini quando scriveva sui ragazzi delle cosiddette forze dell'ordine. E quella sera mi fece ancora più male vedere nei loro volti, nel loro accanimento, tanta gratuita violenza, E c'erano tante donne fra loro.
Sogno spesso la notte che passai lì, terrorizzata e blindata nei cessi, i ragazzi che mi aiutarono... ma sogno ancora di più un mondo diverso, in cui tutto questo non esista più, un mondo in cui la fiducia possa essere alla base dei rapporti, e il mutuo aiuto, un mondo in cui chi la pensa in un altro modo possa esprimerlo, civilmente, e sia ascoltato con rispetto.

31 maggio 2012

Ad occhi aperti

Preferiamo ignorarla, la verita’.  
    Per non soffrire.  Per non guarire.
Perche’ altrimenti diveremmo quello che abbiamo paura di essere:
               completamente vivi.
Gramellini.
 

28 aprile 2012

Queste cose visibili




Durante una passeggiata gli occhi sono aperti, i sensi svegli, il corpo e la mente trasportati in uno spazio che è insieme la meta e la via.
Chi passeggia non fa domande, ascolta; non cerca, trova. Le persone che il Caso mette sulla nostra strada rinunciano alle consuete difese, disarmate da tanto sorridente silenzio, ritrovando il piacere del parlare di sé e degli amati luoghi.
La cinepresa chiude il suo occhio impietoso e il racconto diventa memoria paradossale di passato, presente e futuro.
A noi la libertà di associare fantasia e realtà, il visibile con l’occulto, in un cortocircuito di segni come il bene e il male, il bello e il brutto, opposti e complementari, l’uno specchio dell’altro.
Ed ecco Napoli, nobile metafora di tutte le antiche capitali del mondo, sospese tra rovina e grandezza, risorgere e mostrarsi, senza violenza e volgarità, immagini care alla cronaca, splendente invece di saggezza, umorismo e amore per la vita.
Una città ritrovata attraversando alcuni luoghi simbolo che ritornano vivi attraverso la voce amorosa e gentile delle persone che lì abitano davvero, così che, alla fine, persino la morte, esorcizzata anche dalla passione per l’arte della cucina, non è altro che un’ultima porta che si apre al sogno

Lamberto Lambertini

20 aprile 2012

Quanto siamo poveri



Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece trascorrere un mese in un villaggio africano. Il giovane trascorse 30 giorni e 30 notti in una realtà di cui aveva solo distrattamente sentito parlare.
Di ritorno a casa il padre gli chiese come fosse andata quell'esperienza...
-Bella!- rispose il figlio.
-Hai imparato qualcosa?- insistette il padre.

-Che abbiamo una piscina con acqua trattata che arriva fino al giardino...loro hanno un fiume con acqua cristallina, pesci e altre bellezze!


-Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino...ma loro hanno le stelle e la luna che li illuminano!


-Che il nostro giardino arriva fino al muro...il loro fino all' orizzonte!


-Che noi compriamo il nostro cibo...loro lo coltivano, lo raccolgono, lo cucinano!


-Che noi ascoltiamo CD...loro il canto melodioso degli uccelli, le cicale e altri animali; tutto ciò accompagnato dal canto di un vicino che lavora i campi!


-Che noi utilizziamo il microonde...ciò che cucinano loro ha il sapore del fuoco lento!


-Che noi per proteggerci ci circondiamo di recinti muniti d'allarme, loro vivono protetti dall' amicizia del proprio vicino!


-Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, all'acqua, ai campi, agli animali, alle proprie ombre...alle proprie famiglie!

Il padre rimase molto impressionato dalle parole del figlio!
Il figlio concluse:
"Grazie per avermi insegnato QUANTO SIAMO POVERI!"

Ogni giorno diventiamo sempre più poveri, perché non sappiamo osservare la natura, opera grandiosa di Dio.
Preoccupandoci di AVERE, AVERE E AVERE SEMPRE DI PIÙ!
Invece di preoccuparci unicamente di...ESSERE!

13 aprile 2012

Forse?

...E ti ho baciata sul sorriso per non farti male,
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.
Forse non lo sai, ma pure questo è amore.


Scrivere una canzone d'amore è difficile. A cominciare dallo stato d'animo.
Un innamorato dovrebbe dedicarsi a scrivere anziché a frequentare l'oggetto del suo amore?
E uno non innamorato, che titolo avrebbe per parlare di uno stato d'animo che non gli appartiene?

03 aprile 2012

Dal diario di un paziente schizofrenico

Mai come in questo momento sento l'angosciante vuoto affettivo della mia esistenza. Non è il bisogno di mamma e papà, non è il bisogno del tuo affetto, non è il bisogno dell'affetto di una donna, ma è il bisogno dell'affetto come condizione ideale di rapporto fra gli esseri umani, il bisogno dell'affetto come progetto di speranza e di crescita materiale e spirituale di un gruppo di esseri umani, il bisogno di affetto come evoluzione intellettuale.

Scusarsi

Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l'altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.





31 marzo 2012

Tempo senza tempo.

Eppure ci dev'essere una ragione se il surrealismo mi appare così vicino...


Orologi senza lancette.
Alberi senza rami.
Definizioni senza contenuto.
Luce senza colore.
Pensiero senza ricordo.

Già.

24 marzo 2012

Vale solo per Ayrton?

...E come uomo io ci ho messo degli anni
a capire che la colpa era anche mia,
a capire che ero stato un poco anch'io.
E ho capito che era tutto finto.
Ho capito che un vincitore
vale quanto un vinto...

16 marzo 2012

Ci siamo...

Molte cose possono accadere in pochi istanti, figuriamoci in alcuni mesi. E può anche non accadere niente, il che equivale a molte cose. E così il cerchio si chiude.

La parola nuova è anamorfismo. Si tratta - lo scrivo solo per dimostrare a me stesso che l'ho davvero capito - di visualizzare in modo intelleggibile un'immagine altrimenti indecifrabile. Soltanto guardandola da una precisa angolazione, e tenendo conto che il cervello è naturalmente portato ad interpretare ciò che gli si propone in termini di qualcosa che già conosce, si ottiene come risultato qualcosa di non sproporzionato, illogico, assurdo.



L'anamorfismo, in certi casi, può dare l'illusione di aver capito, anche se magari nella realtà le cose stanno in un modo tutt'affatto diverso. E, del resto, chi può dire davvero cos'è la realtà?

E allora farò finta di aver capito. Del resto, chi può dire davvero cosa voglia dire aver capito?