Durante una passeggiata gli occhi
sono aperti, i sensi svegli, il corpo e la mente trasportati in uno spazio che
è insieme la meta e la via.
Chi passeggia non fa domande,
ascolta; non cerca, trova. Le persone che il Caso mette sulla nostra strada
rinunciano alle consuete difese, disarmate da tanto sorridente silenzio,
ritrovando il piacere del parlare di sé e degli amati luoghi.
La cinepresa chiude il suo occhio
impietoso e il racconto diventa memoria paradossale di passato, presente e
futuro.
A noi la libertà di associare
fantasia e realtà, il visibile con l’occulto, in un cortocircuito di segni come
il bene e il male, il bello e il brutto, opposti e complementari, l’uno
specchio dell’altro.
Ed ecco Napoli, nobile metafora
di tutte le antiche capitali del mondo, sospese tra rovina e grandezza,
risorgere e mostrarsi, senza violenza e volgarità, immagini care alla cronaca,
splendente invece di saggezza, umorismo e amore per la vita.
Una città ritrovata attraversando
alcuni luoghi simbolo che ritornano vivi attraverso la voce amorosa e gentile
delle persone che lì abitano davvero, così che, alla fine, persino la morte,
esorcizzata anche dalla passione per l’arte della cucina, non è altro che
un’ultima porta che si apre al sogno
Lamberto Lambertini
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