24 febbraio 2006

Riflessioni da un vecchio film...

Lui, contadino, è attratto da una donna di città, seducente e seduttiva, e per questa passione non solo mette in crisi il suo matrimonio ma arriva ad un tentativo di uxoricidio. Lei, la moglie, rappresenta quanto di più semplice e profondo c'è nella donna: una semplice devozione al suo uomo, al suo piccolo e alla casa, senza tuttavia essere accecata da questo. Il doloroso orrore e terrore di lei, il suo smarrimento, la fuga inseguita dal marito nella città e nel suo fragore, il capitare per caso in una chiesetta in cui si sta celebrando un matrimonio, portano lui alla sua realtà e alle sue responsabilità, ed entrambi a riscoprire la profondità del loro legame.
Aurora, film di Murnau del 1927, muto. L'ho visto ieri sera. Per nulla banale, pur nella recitazione datata e sopra le righe e nella narrazione solo apparentemente scontata. Oggi la stessa storia non sarebbe raccontata così, e questo mi ha fatto riflettere e mi ha toccata profondamente. Fuggire, inseguire un sogno e realizzarlo sentendosi vivi e nuovi...oppure restare e ricominciare dall'apprezzare ciò che si ha, pur piccolo e silenzioso, ma prezioso nella sua fedeltà e nella fatica che costa per essere mantenuto in vita: quale di queste due strade rappresenta il vero cambiamento?

22 febbraio 2006

Quattro mesi.

Una persona muore a causa delle percosse ricevute da un'altra persona. E' cronaca, di questi fatti ne accadono molti ogni giorno e - soprattutto di questi tempi - nulla ci meraviglia più.

Viene da domandarsi cosa sia successo davvero, perché un uomo può perdere la testa così facilmente e in modo tanto incontrollato da togliere la vita ad un altro. Cosa potrà mai aver fatto quello sventurato per meritare una punizione così dura?

La persona che muore è un bambino di quattro mesi. Ucciso dalle botte del padre. O forse non è corretto chiamare padre un uomo che - pochissimo tempo dopo aver dato la vita - la toglie. Non credo esista un aggettivo, un nome per qualificare una viltà del genere.

Ho i brividi. Come farò a spiegarli a mio figlio?

13 febbraio 2006

San Valentino.

Una volta questo (domani) era il giorno degli Innamorati. Ci si dedicava, un giorno in più, alla persona con la quale si condivideva o si voleva condividere una intera vita o una storia che valesse altrettanto.

Poi vennero i cioccolatini. Quasi subito. E tutti a comprarne, e a regalarne. C'erano quelli col bigliettino dentro e frasi che poi si collezionavano. C'erano quelli col liquore: chissà, forse si sperava che la partner si lasciasse stordire dall'alcool! Poi c'erano quelli al marzapane, cuore tenero in un ripieno dolce. Quelli alla nocciola, alla fragola, al mascarpone, alla mandorla, ai fichi...

Nel tempo questa festa ha assunto sempre meno un significato intimo e passionale, sempre più si è avvicinata ad una festa "per forza", in cui occorre fare regali costosi, strabilianti, spettacolari... Regalare un fiore è banale, un libro è roba vecchia, un biglietto per un concerto è fantascienza.

E ora ci sono i messaggini. Pare che metà degli italiani (spero che si intenda un italiano su due, è sempre difficile capire come vengano stilate certe statistiche) mandino alla propria bella (o al proprio spasimante) un sms con poche, misurate e laconiche parole: c'è chi si arrischia anche con gli acronimi. TVB, TVTB... Una volta almeno c'era il gusto dell'infilare il gettone nella fessura e comporre il numero, per sentire la voce dall'altra parte. Come fai a dire "Tivvubbì" a uno che ti ha risposto? Però se glielo scrivi la cosa è meno grave, no?

Mandiamoci pure i messaggini, ma non dimentichiamo di parlarci. Possibilmente di persona.

BSV!

San Valentino

...domani. Nemmeno le Olimpiadi riescono ad oscurare questa festa, i cui richiami si rincorrono da una vetrina agli annunci alla radio, ammiccano nelle pubblicità ovunque.
Se il tempo passato dall'ultima volta che l'ho festeggiato avesse un'età ora sarebbe un maturo adolescente. Ci sono stati anni in cui questo mi dava una profonda tristezza, intrisa di rimpianto. Ora mi piace pensare ad un desiderio, che mi include come persona, abitante del mondo: mi piacerebbe che per un giorno, almeno per un giorno, tutti ci comportassimo verso gli altri considerandoli speciali, unici, degni di un nostro gesto d'Amore. Per un giorno, almeno per un giorno, l'Amore fosse il centro del nostro essere, il senso.
Buon San Valentino.

10 febbraio 2006

Il colonnello.

Sembrava che non si accorgesse di nulla e di nessuno, invece stava giusto aspettando che gli capitassi a tiro per poter dire la sua battuta:

- Reiteratamente!
- Eh? Ehm... Come?
- Ho detto: reiteratamente!

Era un tipo un po' bislacco. Biondo, occhi azzurri, sempre allegro e pronto alla risata, sembrava sempre ubriaco, invece pareva che fosse uno degli Ufficiali più in gamba dell'intero Reggimento... Mi dicevano che avesse una moto tipo Harley Davidson. "Di quelle col manubrio lassù!", raccontava un capitano mettendo le mani al di sopra della testa con le braccia tese.

- Vede, - mi spiegò - ci sono parole che posseggono una propria bellezza intrinseca, a prescindere da ciò che significano e da come vengono utilizzate. Sono parole che hanno una loro musicalità nel momento stesso in cui vengono pronunciate. E allora io le dico!

Sul momento lo presi per pazzo.

Dopo appena qualche mese era diventato il mio idolo.