Lui, contadino, è attratto da una donna di città, seducente e seduttiva, e per questa passione non solo mette in crisi il suo matrimonio ma arriva ad un tentativo di uxoricidio. Lei, la moglie, rappresenta quanto di più semplice e profondo c'è nella donna: una semplice devozione al suo uomo, al suo piccolo e alla casa, senza tuttavia essere accecata da questo. Il doloroso orrore e terrore di lei, il suo smarrimento, la fuga inseguita dal marito nella città e nel suo fragore, il capitare per caso in una chiesetta in cui si sta celebrando un matrimonio, portano lui alla sua realtà e alle sue responsabilità, ed entrambi a riscoprire la profondità del loro legame.
Aurora, film di Murnau del 1927, muto. L'ho visto ieri sera. Per nulla banale, pur nella recitazione datata e sopra le righe e nella narrazione solo apparentemente scontata. Oggi la stessa storia non sarebbe raccontata così, e questo mi ha fatto riflettere e mi ha toccata profondamente. Fuggire, inseguire un sogno e realizzarlo sentendosi vivi e nuovi...oppure restare e ricominciare dall'apprezzare ciò che si ha, pur piccolo e silenzioso, ma prezioso nella sua fedeltà e nella fatica che costa per essere mantenuto in vita: quale di queste due strade rappresenta il vero cambiamento?
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