Quando le cose che hai intorno, per quanto vicine,
non sono più alla portata delle tue mani,
quando un fiore, anche se di poco,
è troppo distante perché tu lo possa cogliere,
quando un volto non è abbastanza vicino
da poterlo accarezzare,
quando quel poco che manca tra te
e le cose che hai sempre raggiunto con poca fatica
diventa pari a una distanza infinita,
tutto, anche se è poco oltre la portata dei tuoi sforzi,
appare terribilmente lontano;
tutto, eccetto l’infinito spazio della tua mente.
Ma in quel vuoto improvviso
che d’un tratto
non lascia posto che a una inconsolabile infelicità,
i volti si accostano e si offrono alle carezze,
i fiori acquistano un colore e un profumo più intenso
e tutte le tue esperienze
ripropongono vivo, nitido e forte
il ricordo e la coscienza delle persone,
delle cose
e degli atti che ne furono oggetto.
Come per miracolo tutto si riavvicina
e le distanze, piuttosto che circondarti maligne,
ti avvolgono come una calda coperta,
fino a formare un tutt’uno
con il tuo corpo e con il tuo pensiero.
Allora la speranza riemerge
E sorretta da una schiera di mani operose
impara a nuotare
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