30 aprile 2012

Un karma pesante

- Perché sarei un'isola?
- Stai là in mezzo, da sola.

Ho capito perché lo amavo. Lui è come me. O tutto o niente.
Nel nostro caso, niente.

                                                                    Daria Bignardi

Il sogno di Kafka.

La situazione si stava facendo davvero pesante, la tensione era salita a livelli davvero elevati. In un romanzo d'appendice si direbbe che "si tagliava col coltello", ma questo non è un romanzo...

Gli dissero che erano arrivati, e che avrebbero dovuto fare presto.

Lui si guardò intorno, e capì che si stava allontanando, forse per sempre, da molte cose. Si affacciò sull'uscio e vide lei, che sorvegliava dall'esterno. Lei lo guardò come aveva fatto molte volte. Lui lo fece come mai aveva fatto fino a quel momento. Le si avvicinò, la trasse più vicino, tirandola dolcemente a sé. La baciò con dolcezza.

Poi si allontanò con quelli che erano venuti a prenderlo. Durante il viaggio vide un paio di persone che conosceva e si mise le mani sulla faccia.

Capì che anche le semplici operazioni sarebbero state difficili: non poteva uscire a mangiare, non poteva ordinarlo facendoselo consegnare a domicilio, non poteva fidarsi se non di qualcuno con cui già aveva perso contatto...

Si svegliò. E finalmente pianse.

28 aprile 2012

Queste cose visibili




Durante una passeggiata gli occhi sono aperti, i sensi svegli, il corpo e la mente trasportati in uno spazio che è insieme la meta e la via.
Chi passeggia non fa domande, ascolta; non cerca, trova. Le persone che il Caso mette sulla nostra strada rinunciano alle consuete difese, disarmate da tanto sorridente silenzio, ritrovando il piacere del parlare di sé e degli amati luoghi.
La cinepresa chiude il suo occhio impietoso e il racconto diventa memoria paradossale di passato, presente e futuro.
A noi la libertà di associare fantasia e realtà, il visibile con l’occulto, in un cortocircuito di segni come il bene e il male, il bello e il brutto, opposti e complementari, l’uno specchio dell’altro.
Ed ecco Napoli, nobile metafora di tutte le antiche capitali del mondo, sospese tra rovina e grandezza, risorgere e mostrarsi, senza violenza e volgarità, immagini care alla cronaca, splendente invece di saggezza, umorismo e amore per la vita.
Una città ritrovata attraversando alcuni luoghi simbolo che ritornano vivi attraverso la voce amorosa e gentile delle persone che lì abitano davvero, così che, alla fine, persino la morte, esorcizzata anche dalla passione per l’arte della cucina, non è altro che un’ultima porta che si apre al sogno

Lamberto Lambertini

25 aprile 2012

Impotenza



Sono sempre stata una combattente.
Ho affrontato, fragile e smarrita, ostacoli non indifferenti,
che talvolta sembrava mi dovessero travolgere.
Ho sempre trovato la forza e la determinazione per guardare avanti.
Sola, con la l'attrezzatura di cui la vita mi ha dotata.

Oggi un macigno blocca ogni mia volontà di resistere.
Oggi provo un sentimento che non mi ha mai colta
e capisco che è l'unica cosa che può piegarmi e battermi
dopo avermi messa all'angolo:
si chiama impotenza.
Non mi riconosco in nulla del mondo che mi gira intorno
Non ho più nulla da vivere
e da dire.

23 aprile 2012

(altre) coincidenze...

Cosa sarà a far muovere il vento,
a fermare un poeta ubriaco,
a dare la morte per un pezzo di pane
o un bacio non dato...

20 aprile 2012

Quanto siamo poveri



Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece trascorrere un mese in un villaggio africano. Il giovane trascorse 30 giorni e 30 notti in una realtà di cui aveva solo distrattamente sentito parlare.
Di ritorno a casa il padre gli chiese come fosse andata quell'esperienza...
-Bella!- rispose il figlio.
-Hai imparato qualcosa?- insistette il padre.

-Che abbiamo una piscina con acqua trattata che arriva fino al giardino...loro hanno un fiume con acqua cristallina, pesci e altre bellezze!


-Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino...ma loro hanno le stelle e la luna che li illuminano!


-Che il nostro giardino arriva fino al muro...il loro fino all' orizzonte!


-Che noi compriamo il nostro cibo...loro lo coltivano, lo raccolgono, lo cucinano!


-Che noi ascoltiamo CD...loro il canto melodioso degli uccelli, le cicale e altri animali; tutto ciò accompagnato dal canto di un vicino che lavora i campi!


-Che noi utilizziamo il microonde...ciò che cucinano loro ha il sapore del fuoco lento!


-Che noi per proteggerci ci circondiamo di recinti muniti d'allarme, loro vivono protetti dall' amicizia del proprio vicino!


-Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, all'acqua, ai campi, agli animali, alle proprie ombre...alle proprie famiglie!

Il padre rimase molto impressionato dalle parole del figlio!
Il figlio concluse:
"Grazie per avermi insegnato QUANTO SIAMO POVERI!"

Ogni giorno diventiamo sempre più poveri, perché non sappiamo osservare la natura, opera grandiosa di Dio.
Preoccupandoci di AVERE, AVERE E AVERE SEMPRE DI PIÙ!
Invece di preoccuparci unicamente di...ESSERE!

Persone

Rare sono le persone che usano la mente.

Poche coloro che usano il cuore

uniche coloro che usano entrambi.

18 aprile 2012

Il secondo tempo

Nel secondo tempo della vita mia
voglio fare conoscenza
con l'amico mio che abita
la mia testa e la mia stanza.
Siam cresciuti insieme come cuccioli
nell'Italia in bianco e nero,
con il sesso fra le nuvole
all'arrembaggio nel futuro.
E' stato un viaggio senza respiro,
di mondo ce n'è tanto davvero.
Ma c'è un po' di me
che non è con me.
Chissà dov'è...

(Roby Facchinetti - Cosa rimane)

17 aprile 2012

Impossibile.

Alice rise:
 - E' inutile che ci provi. - disse - Non si può credere a una cosa impossibile!
 - Oserei dire che non ti sei allenata molto. - ribatté la Regina - Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.

(Lewis Carroll)

13 aprile 2012

Forse?

...E ti ho baciata sul sorriso per non farti male,
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti.
Forse non lo sai, ma pure questo è amore.


Scrivere una canzone d'amore è difficile. A cominciare dallo stato d'animo.
Un innamorato dovrebbe dedicarsi a scrivere anziché a frequentare l'oggetto del suo amore?
E uno non innamorato, che titolo avrebbe per parlare di uno stato d'animo che non gli appartiene?

12 aprile 2012

Miracolo a primavera

Un po' in ritardo... ma vista la temperatura...




Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:
la primavera non c’è ancora,
c’è, trepidante, quella luminosa nebula,
quel fuoco bianco nell’aria,
quella velatura bianca e argento,
tutto ciò che desidera il senso
ci sia
in questa piega dell’anno, tutto,
la prima barca,
il primo verde dei salici,
la prima ruota d’acqua
alla virata dell’armo.
C’è tutto,
tutto incredibilmente.

Mario Luzi

11 aprile 2012

Arrivederci

Anche tu, Miriam, hai chiuso gli occhi a questo nostro povero mondo, nel quale hai vissuto fino all'ultimo giorno con consapevolezza, lucidità, passione, lotta mai sopite.

Mi piaceva di te la tua femminilità a tutto tondo: sensibile, attenta alle piccole cose del quotidiano ma anche ai grandi temi del secolo che hai - abbiamo - attraversato; mi piacevano la tua dolcezza diretta, decisa, la tua coerenza, la tua semplicità, il tuo coraggio, la tua voglia di raccontare, consapevole dell'importanza della memoria.
I tuoi scritti e il tuo ricordo mi accompagneranno ancora e ancora, dandomi la forza per la speranza in un mondo migliore, al quale ciascuno di noi può contribuire.

Arrivederci Miriam Mafai, Grande Donna del Novecento

C'è un tempo per ogni cosa

C'è un tempo per nascere...

c'è un tempo per piantare...

c'è un tempo per Amare...

(Quoelet.3)

Ancora sull'Amore

Dopo un po'





Dopo un po'

impari la sottile differenza

tra tenere una mano ed incatenare un'anima.

E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno

e la compagnia non è sicurezza.

E inizi ad imparare che i baci non sono contratti

e i doni non sono promesse.

E cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta

e con gli occhi aperti,

con la grazia di un adulto,

non con il dolore di un bambino.

E impari a costruire tutte le tue strade oggi

perchè il terreno di domani è troppo incerto

per fare piani.

Dopo un po'

impari che anche il sole scotta se ne

prendi troppo.

Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima

invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.

E impari che puoi davvero sopportare

che sei davvero forte,

e che vali davvero.

09 aprile 2012

La patente.

Nei giorni scorsi si è dato qualche clamore al caso di Margherita Hack, donna di scienza tra le più famose in Italia, cui uno zelante medico ha negato il certificato medico per il rinnovo della patente.

Immagino che quel dottore abbia avuto dei buoni motivi per comportarsi così. Tuttavia forse una riflessione dovremmo farla tutti...

Se dovessi accettare un passaggio in macchina, mi fiderei più della Hack rispetto a molta gente che conosco e che non ha superato i 45 anni. Alcuni guidano col cellulare tra le mani, mentre leggono il giornale, con scarpe inadatte (il tacco 12 per una donna sarà seducente, ma di certo pericoloso per la guida) e così via. E poi c'è la questione legata all'alcool, piaga sempre più diffusa a tutte le età.

Insomma: il criterio per avere la patente è l'età o la conoscenza ed il rispetto delle norme di guida, oltre ovviamente ad un panorama sanitario sufficientemente tutelante nei confronti della comunità?

Forse sarebbe il caso di rivedere qualche regola. Per esempio: facciamo ripetere l'esame a tutti una volta all'anno, visita medica compresa. Chi non lo supera (che si tratti di riflessi, riconoscimento di un segnale o manovra di parcheggio) ha un mese di tempo per ripeterlo, dopodiché si compra un bell'abbonamento al bus.

Molti pericoli al volante verrebbero automaticamente rimossi dalle strade, nell'interesse della comunità. E non sono sicuro che si tratterebbe solo di anziani rimbambiti...

06 aprile 2012

Insensibile, forse.

There is no pain, you are receding,
a distant ship smoke on the horizon.
You are coming through in waves,
your lips move but I can't hear what you're saying...
When I was a child I had a fever:
my hands felt just like two balloons.
Now I've got that feeling once again.
I can't explain, you would not understand.
This is not how I am...
I have become comfortably numb.




Chissà, quando l'hanno scritta forse pensavano a me...

03 aprile 2012

Dal diario di un paziente schizofrenico

Mai come in questo momento sento l'angosciante vuoto affettivo della mia esistenza. Non è il bisogno di mamma e papà, non è il bisogno del tuo affetto, non è il bisogno dell'affetto di una donna, ma è il bisogno dell'affetto come condizione ideale di rapporto fra gli esseri umani, il bisogno dell'affetto come progetto di speranza e di crescita materiale e spirituale di un gruppo di esseri umani, il bisogno di affetto come evoluzione intellettuale.

Scusarsi

Scusarsi non significa sempre che tu hai sbagliato e l'altro ha ragione.
Significa semplicemente che tieni più a quella relazione del tuo orgoglio.





02 aprile 2012

Long John


I bambini, nei primi sei anni di vita, acquisiscono certezze che gli possono durare per una vita.

Giorgio Chinaglia ha rappresentato per me, bambino nel 1974, il primo vero mito cui affidare le mie speranze ed i miei sogni.
La squadra nella quale giocava - la Lazio di Maestrelli, D'Amico, Re Cecconi e altre teste pazze che sembravano essersi radunate tutte insieme per puro caso - gli somigliava molto. Mai come in quella squadra ci sono stati tanti contrasti nello spogliatoio. Mai come in quel gruppo si respirava aria da far west (giravano con le pistole in tasca) e da spacconaggine. Mai una squadra ha dato dimostrazione di poter contemporaneamente vincere per superiorità manifesta e perdere per dabbenaggine conclamata. Erano talmente superiori che a volte decidevano quando e come segnare. Ma spesso perdevano partite perché si intestardivano su chi dovesse tirare una punizione o un calcio d'angolo...

Quella squadra era fatta su misura per lui. Prendeva a calci i suoi compagni mentre li spronava a dare di più. E i tifosi lo amavano perché con lui era tutto o niente: capace di prendere palla a centrocampo e di travolgere tutti i difensori quali birilli, come anche di non toccar palla per un'intera partita.

La vita lo ha portato lontano da casa sua. Prima per motivi sportivi, poi per aver frequentato le persone sbagliate. Ma a me piace ricordarlo come Il Centravanti, non come tutto quello che è venuto dopo...

La mia prima maglia aveva il suo numero, e non ne avrei voluta un'altra.

Adesso farà gol (anzi, "Go!", come diceva lui) dribblando tra le nuvole e mandando a quel paese il Commissario Tecnico Supremo se si azzarderà a sostituirlo a metà del secondo tempo.