16 marzo 2012

Ci siamo...

Molte cose possono accadere in pochi istanti, figuriamoci in alcuni mesi. E può anche non accadere niente, il che equivale a molte cose. E così il cerchio si chiude.

La parola nuova è anamorfismo. Si tratta - lo scrivo solo per dimostrare a me stesso che l'ho davvero capito - di visualizzare in modo intelleggibile un'immagine altrimenti indecifrabile. Soltanto guardandola da una precisa angolazione, e tenendo conto che il cervello è naturalmente portato ad interpretare ciò che gli si propone in termini di qualcosa che già conosce, si ottiene come risultato qualcosa di non sproporzionato, illogico, assurdo.



L'anamorfismo, in certi casi, può dare l'illusione di aver capito, anche se magari nella realtà le cose stanno in un modo tutt'affatto diverso. E, del resto, chi può dire davvero cos'è la realtà?

E allora farò finta di aver capito. Del resto, chi può dire davvero cosa voglia dire aver capito?

19 agosto 2011

Forse solo un volo.


Solo nei giardini delie menti siede
il tempo che verrà
siede chi ha perduto accarezzando
quella pace che non ha
e pace di un momento è riposare
su quest'isola di niente...

10 agosto 2011

Ricominciamo?

Dunque, dove eravamo rimasti?
Potrei dire moltissime cose, e ne dirò poche...

Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva. Per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto.

E un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono. E sono molti, e sono troppi.
Sarò qui, resterò qui, anche per loro.

Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.

(Enzo Tortora, 1987)

24 agosto 2009

Analisi della gestione integrata.

Componenti per macchine a tubo,
tubolari per presse a forcella,
forcelloni per stampi a fusione
e fusibili per bollitori.


(Antonio Albanese)

26 giugno 2009

14 maggio 2009

Cave canem.

We are the people our parents warned us about.

(Siamo noi quelle persone delle quali i nostri genitori ci avevano detto di diffidare)


Jimmy Buffett

05 aprile 2009

Corea - Giappone 0-0

...Però non ho capito una cosa: chi decide chi può mandare i satelliti in orbita e chi no?

30 marzo 2009

Bugiardino.

L'uomo si destò con uno scossone dal proprio torpore. ci stava rimuginando da diverso tempo. Minuti? Decine di minuti? Ore?

Ne arrivava un altro. Ci sarebbero voluti pochissimi minuti, ma era davvero questione di poco. E infatti, quando arrivò l'ambulanza non erano trascorsi che novanta secondi.

La lettiga fu fatta scendere, le gambe con le rotelle scattarono con il classico rumore metallico di un meccanismo un po' arrugginito. Glielo portarono nella stanza. Gli avevano somministrato un calmante.

- Come sta?
- Bene, grazie.

Cosa fa dire ad un uomo che è stato appena portato al Pronto Soccorso che sta bene? Se lo domandava, il dottore, pensando ancora all'argomento delle sue meditazioni di qualche minuto prima.
Forse star bene, rifletteva, è una condizione relativa. Se ho provato un dolore acutissimo, quando diventa un po' meno lancinante ci si accontenta di quel poco. Sì, doveva essere proprio così...

- Allora, cos'è quel medicinale di cui ti ho detto il nome? - gli chiese una collega che passava di là.
- Mah... Sarà un anticoagulante.

La sua giornata, di lì in avanti, fu migliore.

22 marzo 2009

Fino alla fine...

Quando le cose che hai intorno, per quanto vicine,
non sono più alla portata delle tue mani,
quando un fiore, anche se di poco,
è troppo distante perché tu lo possa cogliere,
quando un volto non è abbastanza vicino
da poterlo accarezzare,
quando quel poco che manca tra te
e le cose che hai sempre raggiunto con poca fatica
diventa pari a una distanza infinita,
tutto, anche se è poco oltre la portata dei tuoi sforzi,
appare terribilmente lontano;
tutto, eccetto l’infinito spazio della tua mente.
Ma in quel vuoto improvviso
che d’un tratto
non lascia posto che a una inconsolabile infelicità,
i volti si accostano e si offrono alle carezze,
i fiori acquistano un colore e un profumo più intenso
e tutte le tue esperienze
ripropongono vivo, nitido e forte
il ricordo e la coscienza delle persone,
delle cose
e degli atti che ne furono oggetto.
Come per miracolo tutto si riavvicina
e le distanze, piuttosto che circondarti maligne,
ti avvolgono come una calda coperta,
fino a formare un tutt’uno
con il tuo corpo e con il tuo pensiero.
Allora la speranza riemerge
E sorretta da una schiera di mani operose
impara a nuotare

19 marzo 2009

Scusa.

Chiedere.
Senza pensare, senza aspettare, senza ascoltare. Chiedere. Pretendere.
Senza accorgersi del tempo che ancora non passa in fretta.
Volere. Tutto. Senza eccezioni. Senza scuse.
Chiedere. Troppo.

17 marzo 2009

Chissà...

Chi sono, dove sono
quando sono assente di me?
Da dove vengo, dove vado?
Dalla pupilla viziosa delle nuvole
la luna scende i gradini di grattacieli
per prendermi la vita...

05 marzo 2009

Si è sempre figli di qualcuno.

Da figli si capisce poco. Da genitori si cerca di insegnare quello che non si capiva da figli.

(Giovanni Trapattoni)

04 marzo 2009

LE MANI

Pensando a tutte le mani gentili che ho incontrato, mi addormenterò, un pomeriggio caldo: ecco, questo è nuovo, un acquisto nelle strade.
Le mani entrano ed escono dal buio, i miei sogni brulicano di mani, riescono – loro – ad amare anche involontariamente, si danno via.
La loro mancanza si fa sentire di sera, sento che sono tutte partite, lontane, e che ogni giorno è nuovo per le mani: l’amore e lo scambio sempre sono da ricominciare, per le mani, sulle strade.

Oh, ne ho perdute troppe, certi mattini, perché mi sembrava impossibile trovarne così presto, insieme ad uno sguardo e ad una voce, camminando per vie lontano da qui, eppure… tu scopri quel che nascondono per non mancarle mai più, mani di tenerezze future e passate, mani che un dolore crudele e insensato stringerà.

Ho visto, una volta, il loro significato: proteggere, additare, pregare.
Proteggere in ogni modo, sulle strade…

Gratiliano Anreotti

24 febbraio 2009

CONOSCO DELLE BARCHE

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche
che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche
che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche
talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche
che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche
che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche
che si graffiano un po'sulle rotte dell'oceano
ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche
traboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Mannick

19 ottobre 2008

LA MUSICA

Ovunque sei, se ascolterai
Accanto a te mi troverai
Vedrai lo sguardo
Che per me parlò
E la mia mano
Che la tua cercò

Ovunque sei, se ascolterai
Accanto a te mi rivedrai
E troverai un po' di me
In un concerto dedicato a te...


Non ho più rimpianti né nostalgie. Ho imparato a vivere l'oggi, immergendomi in ciò che mi regala: dolcezze, difficoltà, doni inattesi, ostacoli, sorrisi, lacrime, sguardi... Le emozioni sembrano non passare più dal cuore, dalla pancia... si leggono direttamente sulla pelle, segnata come una pagina scritta, nelle articolazioni, più lente e rigide, nella voce, meno timbrata, negli occhi, più velati e lontani... C'è solo una cosa che mi riporta indietro, con la stessa intensità, capace di risvegliare sensazioni, nostalgie acute, desideri, parole non dette, lacrime struggenti: la musica. Mi piacerebbe lasciare una canzone ad ogni persona che è stata importante per me, e portarmi il ricordo di qualcuno che mi dica con una canzone cosa sono stata per lui...

14 luglio 2008

Il carrozziere.

Il carrozziere è il lavoro più duro. Perché il carrozziere, anche se gli piace il proprio lavoro, anche se è contento come una pasqua, anche se sta per uscire con naomi Campbell, non può manifestare la propria felicità.

Tu vai da lui, e gli dici...

No, innanzitutto quando vai dal carrozziere non lo trovi mai libero. Ha sempre da fare, sta spalmando della pasta su un cofano, smerigliando un paraurti, o spruzzando liquidi sul parabrezza. L'officina è sporca, ma non disordinata come potrebbe esserlo quella di un gommista o di un elettrauto. Gli attrezzi, più o meno, sono tutti in vista e si spande nell'aria un odore di vernice. Questa, se inalata, può produrre effetti allucinogeni, ma comunque il carrozziere deve far finta di niente, perché per contratto lui non può sembrare felice.

Fuori dall'officina, e anche sparsi al suo interno, vivono costantemente quattro o cinque personaggi che potremmo chiamare fannulloni perché stanno sempre lì. Potremmo, ma in realtà non sono fannulloni: loro sono impegnatissimi a discutere e a suggerire: sanno quale sarebbe la formazione migliore per la nazionale di calcio, sanno come si potrebbe rimettere in piedi l'economia nazionale, sanno come si conquistano le donne, come si preparano le bistecche alla brace, come si guida una macchina da corsa. Sanno tutto e sono impegnatissimi a spiegarselo tra di loro.

Quando arrivi, ammutoliscono e ti squadrano. Pare che dicano: ma questo non c'ha niente da fare invece che venire qui a disturbare la gente che lavora?

Dopo qualche interminabile minuto di attesa, il carrozziere ti presta attenzione. E tu gli dici: io avrei un problema...

Già, come se tutti gli altri - i clienti, quelli che pagano, non la gente che si presenta dal carrozziere nei momenti meno opportuni - non ne avessero e vivessero felici e contenti. Il carrozziere stesso è un infelice, o per lo meno deve far finta di esserlo. E ti ascolta, come fossi un fratello, come se il suo mondo si fermasse per il tuo problema e lui fosse l'angelo salvatore che può risolvertelo.

Lui ti ascolta, ma certo deve farti notare che ha un mucchio di lavoro. Ci sono lavori urgenti, gente che aspetta la propria macchina da tanto (quanto? settimane? mesi? anni? e quando hanno prenotato? a Natale? prima della crisi del '29?).Comunque, "solo perché è lei, sa..." lui si prende in carico il tuo problema e accetta di occuparsene.

Le serve la fattura? Perché se le serve, eh, certo il lavoro costerà un po' di più, molto di più. Perché bisognerà pagare l'iva. L'iva sul suo lavoro, sui ricambi, sul preventivo, sulla corrente consumata, sull'aria che respiriamo...

Naturalmente lo dice per te, perché a lui che gli importa. Anzi, fosse per lui, saprebbe come combattere la vera evasione fiscale... Però tu hai già un problema e, se sei dal carrozziere, non avevi certo pianificato quella spesa. Così lui, che è buono, ti offre la possibilità di risparmiare qualcosina...

Dopo qualche giorno ritiri la macchina. Guardi, dice lui indignato, ho dovuto prendere un ricambio non originale! Si rende conto che la casa si prende un mese di tempo per fornirci quel pezzo? E poi, lo sa quanto sarebbe costato? Meno male che c'è qui vicino un mio amico che commercia in pezzi commerciali. Sono identici a quelli originali, manca solo il logo della casa. Le case comprano i pezzi e poi ci mettono su il loro marchio. Ah, le case... Sapremmo noi come sistemarle, mormora la combriccola tutto intorno...

Te ne vai con la sensazione di aver trovato un amico. Ma il carrozziere non è amico tuo. Lui ha svolto un servizio. Di tipo psicologico prima che tecnico. Tu avevi un problema e lui ti ha fatto stare tranquullo. Eri infelice, e lui si è preso cura di te. Con discrezione e scrupolo.

Meglio di così...

10 luglio 2008

I girasoli.

Li ho visti, li ho guardati.

So che seguono il movimento del sole durante il giorno, per poi tornare durante la notte a orientarsi di nuovo verso la direzione in cui - essi sperano - il sole sorgerà ancora.Questo succede fino ad un certo stadio di maturazione, poi il meccanismo che gli consente di girarsi si irrigidisce e allora la rotazione si blocca, rimanendo fissa verso quella, all'incirca, del sole nascente.

Quelli che ho visto io dovevano essere piuttosto maturi, perché non guardavano direttamente il disco dorato, ma erano tutti girati con un angolo di circa trenta gradi rispetto a quella direzione. Chissà, magari hanno trovato questa posizione di compromesso e si sono accontentati di non ricevere mai il massimo della luce, ma sempre almeno un po' di luce...

Mi ricordano gli uomini. E i bambini, che sanno molto bene quali sono le cose importanti, fino a quando non crescono.

09 luglio 2008

La forza dell'amore

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.

Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.

Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.

Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.

Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.

Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall'Alzheimer.

Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che LEI non lo riconosceva più giá da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi 'E va ancora ogni mattinaa trovarla anche se non sa chi é lei'?

L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''LEI non lo sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é LEI"

Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.

La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia."

04 luglio 2008

L'ultimo giro di giostra

Mi piaceva scriverti. La sera, i miei pensieri. Era importante, mi faceva bene. Aspettavo poi di leggere i tuoi con trepidazione, come quando, ragazzina, spiavo l'arrivo del postino che mi doveva portare qualche lettera. Era un modo per comunicare, per me profondamente, percepivo bene che eri là, ad ascoltare, e percepivo anche quando non c'eri. Era anche un modo per mettere ordine dentro, quantomeno per sforzarmi di farlo. Succede quando si vive soli, si ha un bisogno quasi fisico di pensare che qualcuno c'è, da qualche parte... Poi succede che la vita di ciascuno evolve. Gli incontri, quelli veri, durano un attimo, un battito d'ali. Non ci si sente più, e il pudore di raccontarsi ha la meglio sul bisogno di farlo, perché non sai più chi c'è dall'altro capo (del mondo?...) né tantomeno se c'è davvero. Questo per lo più succede in un momento di sofferenza acuta, di quelli in cui capita di desiderare egoisticamente che l'altro sia una spugna, non uno specchio, perché tu non sei nemmeno in grado di riconoscerti, sei solo un gomitolo che sta per esplodere... e implodi, dopo un attimo di sbigottito, acuto dolore. Ma siamo grandi, e razionali. E allora si vive, cacciando in un angolo buio il dolore, dandogli ogni giorno il suo pezzetto di senso, perché non diventi rancore, perché serva anche lui a costruire. Non si vuole capire a tutti i costi. Non c'è niente da capire: è la vita, siamo diversi, ognuno dall'altro, e l'incontro dura un attimo, un battito d'ali. Talvolta siamo colti da un acuto senso di vuoto, di nostalgia, si vorrebbe gridare il proprio diritto ad essere amati. Ma dura poco, anche a questo si dà un posticino marginale, perché abbiamo imparato che non siamo sempre amabili, e soprattutto non sappiamo esserlo. Ci mettiamo da parte, e cerchiamo di imparare ad essere almeno amabili con noi stessi, per più di un attimo... fino all'ultimo "giro di giostra". E' un tratto di strada in cui si ha paura, una paura tremenda, incontrollabile, e si avrebbe bisogno di avere qualcuno a cui poterla raccontare. Spesso non c'è, allora si dice "Grazie. Per quell'attimo, per quel battito d'ali in cui ci sei veramente stato, e in qualche modo hai cambiato la mia vita".