La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
04 luglio 2008
L'ultimo giro di giostra
Mi piaceva scriverti. La sera, i miei pensieri. Era importante, mi faceva bene. Aspettavo poi di leggere i tuoi con trepidazione, come quando, ragazzina, spiavo l'arrivo del postino che mi doveva portare qualche lettera. Era un modo per comunicare, per me profondamente, percepivo bene che eri là, ad ascoltare, e percepivo anche quando non c'eri. Era anche un modo per mettere ordine dentro, quantomeno per sforzarmi di farlo. Succede quando si vive soli, si ha un bisogno quasi fisico di pensare che qualcuno c'è, da qualche parte... Poi succede che la vita di ciascuno evolve. Gli incontri, quelli veri, durano un attimo, un battito d'ali. Non ci si sente più, e il pudore di raccontarsi ha la meglio sul bisogno di farlo, perché non sai più chi c'è dall'altro capo (del mondo?...) né tantomeno se c'è davvero. Questo per lo più succede in un momento di sofferenza acuta, di quelli in cui capita di desiderare egoisticamente che l'altro sia una spugna, non uno specchio, perché tu non sei nemmeno in grado di riconoscerti, sei solo un gomitolo che sta per esplodere... e implodi, dopo un attimo di sbigottito, acuto dolore. Ma siamo grandi, e razionali. E allora si vive, cacciando in un angolo buio il dolore, dandogli ogni giorno il suo pezzetto di senso, perché non diventi rancore, perché serva anche lui a costruire. Non si vuole capire a tutti i costi. Non c'è niente da capire: è la vita, siamo diversi, ognuno dall'altro, e l'incontro dura un attimo, un battito d'ali. Talvolta siamo colti da un acuto senso di vuoto, di nostalgia, si vorrebbe gridare il proprio diritto ad essere amati. Ma dura poco, anche a questo si dà un posticino marginale, perché abbiamo imparato che non siamo sempre amabili, e soprattutto non sappiamo esserlo. Ci mettiamo da parte, e cerchiamo di imparare ad essere almeno amabili con noi stessi, per più di un attimo... fino all'ultimo "giro di giostra". E' un tratto di strada in cui si ha paura, una paura tremenda, incontrollabile, e si avrebbe bisogno di avere qualcuno a cui poterla raccontare. Spesso non c'è, allora si dice "Grazie. Per quell'attimo, per quel battito d'ali in cui ci sei veramente stato, e in qualche modo hai cambiato la mia vita".
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