31 dicembre 2006

Saddam.

L'ultimo mio pensiero dell'anno è per il dittatore giustiziato da poche ore. Ma non solo per lui...

Non sono tra coloro che si stracciano le vesti per la sua condanna, perché certo non ritengo fosse un galantuomo. La pena di morte però è qualcosa che va oltre il mio modo di intendere il diritto di un Uomo di giudicare e disporre di un proprio simile. Poco importa che lui stesso si fosse macchiato di orrendi crimini: un errore non copre altri errori.

Detto questo, mi piacerebbe che nel nuovo anno imparassimo un po' tutti ad indignarci, a protestare, a inviare note formali di protesta non solo quando viene ucciso un dittatore. L'uccisione di un uomo vale una vita umana, anche quando vengono condannati criminali comuni o dissidenti politici. Ce ne sono a migliaia ogni anno, di condanne a morte eseguite nella nuova e moderna Cina, nell'europea Turchia, negli Stati Uniti portatori di democrazia e in mille altri posti nel mondo.

Che la Luce della Vera Civiltà illumini i nostri prossimi passi.

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