31 dicembre 2006

Saddam.

L'ultimo mio pensiero dell'anno è per il dittatore giustiziato da poche ore. Ma non solo per lui...

Non sono tra coloro che si stracciano le vesti per la sua condanna, perché certo non ritengo fosse un galantuomo. La pena di morte però è qualcosa che va oltre il mio modo di intendere il diritto di un Uomo di giudicare e disporre di un proprio simile. Poco importa che lui stesso si fosse macchiato di orrendi crimini: un errore non copre altri errori.

Detto questo, mi piacerebbe che nel nuovo anno imparassimo un po' tutti ad indignarci, a protestare, a inviare note formali di protesta non solo quando viene ucciso un dittatore. L'uccisione di un uomo vale una vita umana, anche quando vengono condannati criminali comuni o dissidenti politici. Ce ne sono a migliaia ogni anno, di condanne a morte eseguite nella nuova e moderna Cina, nell'europea Turchia, negli Stati Uniti portatori di democrazia e in mille altri posti nel mondo.

Che la Luce della Vera Civiltà illumini i nostri prossimi passi.

27 dicembre 2006

Ora...la vita


La nuit n'est jamais complète,
Il y a toujours, puisque je le dis,
Puisque je l'affirme,
Au bout du chagrin, une fenêtre ouverte,
Une fenêtre éclairée.
Il y a toujours un rêve qui veille,
Désir à combler, faim à satisfaire,
Un cœur généreux,
Une main tendue une main ouverte,
Des yeux attentifs,
Une vie, la vie à se partager.
Paul Eluard

NATALE

“… Ed eccoci qui, o amici, una lavagna, la lavagna della nostra comune esistenza. Essa è oggi un intrico di nomi e di date che dà le vertigini, perfino tutti noi vi siamo segnati con nome, cognome, lavoro, speranze, peccati e segreti pensieri; i fatti grandi scritti in grande, i nostri piccoli piccoli. Quante cose amare e tremende che si aveva l’impressione di aver dimenticato e invece pesano nell’interno di noi. Quante cose da seppellire,. Coraggio, allora, cancelliamo. Come sempre, ci si è lasciati prendere all’ultimo momento e forse non faremo in tempo a buttar via tutto quello che occorre. Ma intanto proviamo. La maledetta sfera dell’orologio corre, non c’è potenza dell’universo che la possa fermare e tra pochi minuti suonerà mezzanotte. Su, presto, cancelliamo, prima che il Bambino Gesù , nascendo, abbia a leggere tante brutte cose. (…) Ma adesso? Al posto delle vergogne cancellate, che cosa noi metteremo? Lasciare lo spazio vuoto perché Colui che viene si accorga che è stata tutta una commedia? Da, dan, l’orologio della chiesa batte i primi dei famosi colpi. Svelti, scrivete. Scrivete che non è tutta colpa nostra se siamo diventati così, che siamo un poco inveleniti, e i pastrani mostrano la corda, e il tacchino nella pentola stasera non è propriamente un tacchino ma un più sparuto volatile che non sarebbe esagerato chiamare pollastrello. Scrivete che l’intenzione di voler bene agli altri ci sarebbe ma che gli altri ci fanno un po’ paura. Scrivete che la parola guerra ce l’hanno insegnata da bambini e che in realtà non ci è mai piaciuta e che per quanto ci riguarda promettiamo di non nominarla mai più…..”
1946 Dino Buzzati

24 dicembre 2006

Lettera a Babbo Natale.

Caro Babbo Natale,

So che in questo periodo sei molto indaffarato, anche con la finanziaria tu lavori comunque, come negare una gioia ai bambini, magari con i soldi che è costato il pacemaker di Berlusconi ci avresti sfamato i bambini del Sudan per un anno e fatto contento qualche cardiochirurgo italiano, così bravo ma che purtroppo ha la sfortuna di operare a Pavia e non a Cleveland.

Ti avrebbe potuto fare da agente Lele Mora e le sue succinte stelline, immagina la signorina Gragoraci di turno, fotografata nel letto di Babbo Natale, in alta Val Badia... magari qualche ricattuccio... Si poteva sollevare il Natale.

Tu passi in ogni angolo del mondo, ma se anche solo sorvolassi la nostra città, potessi guardare le nostre strade, le nostre case, noi formiche brulicanti in scatolette di acciaio, capiresti che nel tuo sacco fatti i salvi i giocattoli dovresti metterci altre cose.

Io ti scrivo perché non voglio niente, anzi se proprio devi venire, ti pregherei di portarti via qualche cosa:

- Gli ultimi modelli di fuoristrada, che poi non girano sugli sterrati, ma in città.

- Buona domenica e Domenica in. Se poi ce la fai per il peso, anche Maurizio Costanzo e il suo clone venuto male, Maria De Filippi.

- Il miele sul pecorino perché, anche se molto buono, fa troppo chic.

- I contratti a progetto e le cooperative di lavoro, che equivale a ri-portare nel tuo sacco il futuro a chi è stato tolto con la precarietà.

- Condoleeza Rice. La riconosci, somiglia ad un topolino con una leccata di catrame in testa, perché una donna che lavora per la guerra tradisce la sua pancia che da la vita.

- Tutti quelli che quando parlano urlano, che parlano quando sarebbe meglio stare zitti, che sanno tutto e non hanno mai bisogno di ascoltare. Li trovi nelle cene tra colleghi, nelle riunioni di condominio e anche nei percorsi di trekking.

- La sofferenza negli occhi dei nostri figli.

- Il dolby surround del mio vicino, che quando vede Il Gladiatore mi fa tremare i bicchieri di cristallo e anche le orecchie.

- Le persone che nel Salvabebè e Salvamamme ci stanno solo per il potere e la visibilità, fallo piano piano e gradualmente, perché rimarremmo in tre e le nostre mamme, i nostri bimbi hanno bisogni imprescindibili e vitali.

- Gli sms, gli mms e le e-mail di Buon Natale e Buon Anno, tutti quanti nessuno escluso, compresa la pigrizia e la sciatteria relazionale che nascondono.

- I croccantini che la Gattara porta ai gatti del vicinato e che si trasformano in escrementi depositati sul prato inglese del mio molto ex giardino, ma sai i rimpianti!!! Se non ce la fai, porta i gatti da un’altra parte.

- I vari pupazzi che ti ritraggono, un po’ mosci, impiccati ai balconi, sono tristi e poi tolgono la fantasia ai bambini, il mistero. Tu, caro Babbo Natale sei come le gambe delle donne per gli uomini, meno ti si vede, più affascini.

Poi ho da farti qualche altra richiesta. Ancora una volta non di portare qualcosa, ma di non portarne, il che è comunque un dono:

- Non portarmi nuove trasmissioni televisive fintamente buoniste con veline e calciatori in cui tutti sorridono e fingono che il mondo sia un immenso parco di divertimenti, dove i problemi che dobbiamo risolvere riguardano come cuocere il capitone a Natale o come raggiungere il luogo dove si sposano Tom Cruise e la sua bella moglie.

- Non portarmi nuove macchine potenti con autoradio potenti guidate da piloti potentissi insabbiate in ingorghi potentissimi. Magari fai in modo che ciascuno di noi prenda l'auto una volta di meno e faccia una passeggiata in più, anche quando piove, che comunque è sempre bello e non si muore per qualche goccia d'acqua.

- Non portarmi nuove elezioni, non ce n'è bisogno. Non tanto perché questa o quella parte politica facciano bene il proprio mestiere, ma perché probabilmente siamo ad un punto in cui NOI dobbiamo cambiare prima di pretendere che i nostri rappresentanti cambino. Mi riferisco a tutti, a cominciare dal salumiere che pontifica contro i ladri e i truffatori e poi butta sulla bilancia un etto di carta prima di metterci il prosciutto.

- Non portarmi nuovi cani: quelli che ci sono fanno già abbastanza cacchine sul marciapiedi davanti alla scuola. Conosco l'obiezione: è compito dei proprietari pulire. Allora sai che c'è? Porta pure i cani, ma tienti i padroni.

- Non portarmi nuovi Amici, almeno fino a quando non avrò davvero imparato a valorizzare quelli che ho e ad essere io a mia volta vero Amico per loro, dono disinteressato e supporto robusto nelle difficoltà.

- Non portarmi nuovi sorrisi se non dovessero essercene abbastanza per tutti i bambini. Prima a loro, sempre e comunque.

Infine, se non ti crea disturbo, ricordati di calare dal camino solo un po' di quella magica polverina di stelle che mi consente ancora di scoppiare a ridere in faccia alla gente che lo merita, nel bene o nel male.

Un salutone a tua cugina la Befana.



(un grazie speciale a La nevicata del '56 per questa lettera)

23 dicembre 2006

Babbo Natale.

Quando un bambino smette di credere a Babbo Natale, lui smette di credere in quel bambino?

17 dicembre 2006

andare...

Scenderò nelle profondità della notte
Scaverò nelle profondità del mio essere
e là
troverò un fiore.


Buon Natale!