Alexandr Alekhine, ormai vicino alla fine, solo ed ammalato, ma comunque Campione Mondiale in carica, raccontò alcuni fatti sorprendenti ad un amico. Fatti che sarebbero occorsi al grande Torneo di S.Pietroburgo nel 1914...
Una notte, a metà torneo, qualcuno bussa alla porta della camera d'albergo di Alekhine. Un vecchio contadino russo, tutto stracciato, chiede di poter entrare, dicendo di aver trovato un segreto degli scacchi di enorme importanza.
- So come dare scacco matto al bianco in dodici mosse dalla posizione iniziale! - sostiene il vecchietto.
Alekhine cerca di buttarlo fuori, ma il contadino insiste. Non c'è verso di farlo desistere né le buone, né con le cattive. Per porre fine alla questione, stanco ed impaziente, il Maestro tira fuori la scacchiera. Dodici mosse più tardi il futuro Campione del Mondo, con la faccia smunta, capovolge il proprio Re.
- Rifallo! - gli ordina in modo perentorio.
E il vecchio lo ripete. E così ancora, ancora, e ancora...
Stupefatto, Alekhine spinge il contadino lungo il corridoio, verso la porta del suo collega cubano Raul Capablanca, altro grandissimo Campione del Mondo. La stessa sequenza di eventi si ripete. Capablanca dapprima pensa ad un brutto scherzo organizzato chissà da chi; ma quello finisce sempre col batterlo in dodici mosse, partita dopo partita, indipendentemente dalla difesa che attua...
L'aneddoto termina qui.
Quando Alekhine concluse il suo sensazionale racconto, l'amico si protese verso di lui, ansioso, e chiese quello chiunque si sarebbe domandato:
- Cosa successe poi?
La risposta di Alekhine fu secca:
- Lo abbiamo ucciso, naturalmente!
1 commento:
Bello. Mi ha fatto riflettere. Molto spesso accade che, in presenza dell'Altro,perdiamo l'occasione di arricchirci ascoltandolo e dialogando, accogliendo le sue proposte e i suoi pensieri segreti, troppo impegnati a mantenere ciecamente le nostre certezze. E, negando la relazione,lo uccidiamo. Inconsapevoli che moriamo un po' anche noi.
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