02 aprile 2013

Jannacci e Beppeviola.


La prima volta che entrai in contatto con Beppeviola ero poco più che bambino. I miei cugini più grandi avevano una pila di giornalini che all'epoca facevano tendenza ("Il Monello", "Lanciostory", "Skorpio" e così via). C'era su l'Intrepido un articolo di un nuovo giornalista sportivo che si chiamava, appunto, Beppeviola. Era il suo primo articolo su quella testata e sembrava che ci scrivesse da sempre.

Mi ricordo come se lo avessi letto ora... La domenica successiva ci sarebbe stata la partita Foggia-Juventus e quella Juve dell'epoca sembrava una corazzata inarrestabile. Era la squadra che avrebbe vinto, con soli giocatori italiani, la Coppa Uefa e ci giocava gente del calibro di Cabrini, Bettega, Scirea, Causio... Eppure, quel giornalista apparentemente sornione ma tagliente come una lama riuscì a capovolgere i parametri dell'attenzione. Si mise a parlare degli avversarsi, di quel Foggia allenato da Ettore Puricelli del quale raccontava pazzie e trucchetti. Una volta il Puricelli - raccontava Beppeviola - doveva mettere fuori squadra un giocatore, ma non voleva ferirlo e allora ricorse allo stratagemma del termometro. Se ne procurò uno truccato e bloccato sul 38 e 2 ("...qualsiasi studente delle medie potrà spiegarvi come si fa..." scriveva ammiccante il Beppeviola) e poi affrontò il calciatore in questione:

- Ma tu, ragazzo, hai la febbre...
- No, Mister, sto benissimo!
- Ma no, sei bianco come un cadavere...
- Ma guardi che io sto bene, davvero!
- Poche storie, misuriamo la temperatura.

Gli porse il termometro truccato e... il calciatore stette fuori senza discutere!

Beppeviola era così. Da un evento staccava un filo apparentemente insignificante e ne faceva scaturire altri. Se avessero chiesto a chiunque altro di parlare di Juve-Foggia, avremmo letto le formazioni, le tattiche, lo stato di forma dei giocatori e i pronostici. Lui no, lui doveva raccontarti del "Puri" e trasformava uno sport nel gioco che avrebbe dovuto essere e che non era. Raccontava di quanto sarebbe stato bello il calcio se alla domenica non si fosse giocato, e tu rimanevi lì incantato a riflettere, mentre lui stava già in osteria a scolarsi un bicchiere di quello buono.

Beppeviola e Jannacci erano molto amici. Scrissero anche un libro insieme, che a quanto pare non vendette nemmeno le poche copie normalmente acquistate da amici e parenti. Scrissero diverse canzoni, i testi di Cochi e Renato (ah, la loro comicità surreale), e chissà quante se ne saranno dette mentre giocavano a scopone e uno sbagliava una carta. Ma il cuore di Beppeviola, a soli 42 anni, decise che bastava così e smise di funzionare appena dopo aver registrato un servizio su Napoli-Inter. Chissà cosa avrebbe tirato fuori, invece dei gol e delle banali dichiarazioni da fine partita che i suoi colleghi non hanno mai smesso di utilizzare per riempire il vuoto di fantasia.

La prima persona che Jannacci avrà riabbracciato lassù in cielo è proprio Beppeviola. E questi gli avrà chiesto perché ci ha messo tanto, ché gli serviva il quarto per una briscola...

Intanto io sto ancora cercando di truccare un termometro.


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Pugile (al terzo round): Come vado?
Manager: Se l'ammazzi fai pari.
(Beppeviola)





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