La prima volta che entrai in contatto con Beppeviola ero poco più
che bambino. I miei cugini più grandi avevano una pila di giornalini che
all'epoca facevano tendenza ("Il Monello", "Lanciostory", "Skorpio" e
così via). C'era su l'Intrepido un articolo di un nuovo giornalista
sportivo che si chiamava, appunto, Beppeviola. Era il suo primo articolo
su quella testata e sembrava che ci scrivesse da sempre.
Mi ricordo come se lo avessi letto ora... La domenica successiva ci sarebbe stata la partita Foggia-Juventus e quella Juve dell'epoca sembrava una corazzata inarrestabile. Era la squadra che avrebbe vinto, con soli giocatori italiani, la Coppa Uefa e ci giocava gente del calibro di Cabrini, Bettega, Scirea, Causio... Eppure, quel giornalista apparentemente sornione ma tagliente come una lama riuscì a capovolgere i parametri dell'attenzione. Si mise a parlare degli avversarsi, di quel Foggia allenato da Ettore Puricelli del quale raccontava pazzie e trucchetti. Una volta il Puricelli - raccontava Beppeviola - doveva mettere fuori squadra un giocatore, ma non voleva ferirlo e allora ricorse allo stratagemma del termometro. Se ne procurò uno truccato e bloccato sul 38 e 2 ("...qualsiasi studente delle medie potrà spiegarvi come si fa..." scriveva ammiccante il Beppeviola) e poi affrontò il calciatore in questione:
- Ma tu, ragazzo, hai la febbre...
- No, Mister, sto benissimo!
- Ma no, sei bianco come un cadavere...
- Ma guardi che io sto bene, davvero!
- Poche storie, misuriamo la temperatura.
Gli porse il termometro truccato e... il calciatore stette fuori senza discutere!
Beppeviola era così. Da un evento staccava un filo apparentemente insignificante e ne faceva scaturire altri. Se avessero chiesto a chiunque altro di parlare di Juve-Foggia, avremmo letto le formazioni, le tattiche, lo stato di forma dei giocatori e i pronostici. Lui no, lui doveva raccontarti del "Puri" e trasformava uno sport nel gioco che avrebbe dovuto essere e che non era. Raccontava di quanto sarebbe stato bello il calcio se alla domenica non si fosse giocato, e tu rimanevi lì incantato a riflettere, mentre lui stava già in osteria a scolarsi un bicchiere di quello buono.
Beppeviola e Jannacci erano molto amici. Scrissero anche un libro insieme, che a quanto pare non vendette nemmeno le poche copie normalmente acquistate da amici e parenti. Scrissero diverse canzoni, i testi di Cochi e Renato (ah, la loro comicità surreale), e chissà quante se ne saranno dette mentre giocavano a scopone e uno sbagliava una carta. Ma il cuore di Beppeviola, a soli 42 anni, decise che bastava così e smise di funzionare appena dopo aver registrato un servizio su Napoli-Inter. Chissà cosa avrebbe tirato fuori, invece dei gol e delle banali dichiarazioni da fine partita che i suoi colleghi non hanno mai smesso di utilizzare per riempire il vuoto di fantasia.
La prima persona che Jannacci avrà riabbracciato lassù in cielo è proprio Beppeviola. E questi gli avrà chiesto perché ci ha messo tanto, ché gli serviva il quarto per una briscola...
Intanto io sto ancora cercando di truccare un termometro.
Mi ricordo come se lo avessi letto ora... La domenica successiva ci sarebbe stata la partita Foggia-Juventus e quella Juve dell'epoca sembrava una corazzata inarrestabile. Era la squadra che avrebbe vinto, con soli giocatori italiani, la Coppa Uefa e ci giocava gente del calibro di Cabrini, Bettega, Scirea, Causio... Eppure, quel giornalista apparentemente sornione ma tagliente come una lama riuscì a capovolgere i parametri dell'attenzione. Si mise a parlare degli avversarsi, di quel Foggia allenato da Ettore Puricelli del quale raccontava pazzie e trucchetti. Una volta il Puricelli - raccontava Beppeviola - doveva mettere fuori squadra un giocatore, ma non voleva ferirlo e allora ricorse allo stratagemma del termometro. Se ne procurò uno truccato e bloccato sul 38 e 2 ("...qualsiasi studente delle medie potrà spiegarvi come si fa..." scriveva ammiccante il Beppeviola) e poi affrontò il calciatore in questione:
- Ma tu, ragazzo, hai la febbre...
- No, Mister, sto benissimo!
- Ma no, sei bianco come un cadavere...
- Ma guardi che io sto bene, davvero!
- Poche storie, misuriamo la temperatura.
Gli porse il termometro truccato e... il calciatore stette fuori senza discutere!
Beppeviola era così. Da un evento staccava un filo apparentemente insignificante e ne faceva scaturire altri. Se avessero chiesto a chiunque altro di parlare di Juve-Foggia, avremmo letto le formazioni, le tattiche, lo stato di forma dei giocatori e i pronostici. Lui no, lui doveva raccontarti del "Puri" e trasformava uno sport nel gioco che avrebbe dovuto essere e che non era. Raccontava di quanto sarebbe stato bello il calcio se alla domenica non si fosse giocato, e tu rimanevi lì incantato a riflettere, mentre lui stava già in osteria a scolarsi un bicchiere di quello buono.
Beppeviola e Jannacci erano molto amici. Scrissero anche un libro insieme, che a quanto pare non vendette nemmeno le poche copie normalmente acquistate da amici e parenti. Scrissero diverse canzoni, i testi di Cochi e Renato (ah, la loro comicità surreale), e chissà quante se ne saranno dette mentre giocavano a scopone e uno sbagliava una carta. Ma il cuore di Beppeviola, a soli 42 anni, decise che bastava così e smise di funzionare appena dopo aver registrato un servizio su Napoli-Inter. Chissà cosa avrebbe tirato fuori, invece dei gol e delle banali dichiarazioni da fine partita che i suoi colleghi non hanno mai smesso di utilizzare per riempire il vuoto di fantasia.
La prima persona che Jannacci avrà riabbracciato lassù in cielo è proprio Beppeviola. E questi gli avrà chiesto perché ci ha messo tanto, ché gli serviva il quarto per una briscola...
Intanto io sto ancora cercando di truccare un termometro.
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Pugile (al terzo round): Come vado?
Manager: Se l'ammazzi fai pari.
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