La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
26 luglio 2006
Strade
Ad un tratto incontri una persona. Chiacchieri, come con mille altre persone. Scopri, nella normalità di tutti i giorni, che con quella persona hai molto in comune, che la direzione in cui guardate è la stessa, malgrado le distanze, le differenze. Sempre nella normalità diventa consuetudine sentirsi sempre più spesso, e il pensiero ti corre a quella persona nei momenti più impensati, come se la percepissi vicina a te. Talvolta esplodono violenti contrasti, ma non puoi immaginare che possa esserci un allontanamento per questo. Ti trovi, con naturalezza, a pensare a quella persona come parte della tua vita, come lo sono, per natura, i figli. Con le stesse modalità. Ci sono momenti di grande completezza, in cui ci si intende e si è in sintonia. Spesso senti che questa persona è altrove, e un po' all'inizio ti senti tradita, sei gelosa dei suoi pensieri, e cominci a custodire gelosamente anche i tuoi, proprio come quando i figli cominciano ad allargare il loro orizzonte affettivo, e percepisci che le loro emozioni non sono più condivise solo con te. Poi ti arrivano brandelli di vita che non sospettavi, della sua vita che scorre quotidiana, parallela e indipendente dalla vostra relazione. Vivi i cambiamenti di questa persona, e sai che cambi anche tu. Non si parla di questo, come non lo si fa con i figli: un naturale pudore, una riservatezza non scritta lo impediscono. Di tanto in tanto ti fermi e lasci che immagini, sensazioni e pensieri fluiscano da te a questa persona, attraverso altri piani, e sei certo che anche l'altra persona lo percepisca, esattamente nello stesso momento. E succede una cosa strana: vedi con chiarezza estrema, come in un film, lo srotolarsi della sua vita, ne individui i nodi e ti è chiarissima la direzione che dovrebbe prendere. Non è un pensiero tuo, è come se tu fossi spettatore di un filo disegnato dalla vita stessa, e ti è chiaro solo perché riguarda l'altro, non potresti avere lo stesso sguardo chiaro e lucido sulla tua. Vorresti dirgli delle cose, prenderlo per mano, ma non ne sei capace, non sei credibile, sono proprio quelli i momenti in cui lo senti altrove, lontanissimo. Ci metti del tempo, e del dolore e delle lacrime, a capire che è giusto così, è giusto lasciare andare. Quella persona, ogni persona, ha la sua propria via, ha il suo grado di consapevolezza e di evoluzione, e in questa ricerca ognuno è alla fine solo, davvero unico artefice del proprio destino. E', questo, il momento del distacco, non della separazione né della rottura. No. Prendi solo coscienza di ciò che è naturale: si fa un tratto di strada insieme, tu hai una lanterna e illumini il sentiero per chi si è smarrito...lo riporti sulla sua strada maestra, senza calcolo, è nella natura dell'incontro...poi ti accorgi che la tua lanterna non serve più, perché dalla sua parte è rispuntato alto il sole, quello che cercava e aveva smarrito. Continui instancabile il tuo cammino nel fitto mistero della foresta, perché ognuno ha la sua strada, e tu devi percorrere la tua, sapendo che la meta è vicina...ogni tanto ti volti indietro, a posare uno sguardo di tenerezza sulla vita della persona che ha riempito per un lungo tratto la tua, ti fermi e ascolti il suo passo...
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