Finito il tempo di cantare insieme
si chiude qui la pagina in comune
il mondo si è fermato io ora scendo qui
prosegui tu, ma non ti mando solo…
Ti lascio una canzone
per coprirti se avrai freddo
ti lascio una canzone
da mangiare se avrai fame
ti lascio una canzone
da bere se avrai sete
ti lascio una canzone da cantare…
una canzone che tu potrai cantare a chi…
a chi tu amerai dopo di me….
Ti lascio una canzone
da indossare sopra il cuore
ti lascio una canzone
da sognare quando hai sonno
ti lascio una canzone
per farti compagnia
ti lascio una canzone da cantare…
una canzone che tu potrai cantare a chi…
a chi tu amerai dopo di me…
a chi non amerai senza di me…
Gino Paoli
BUONE VACANZE :-)
La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
27 luglio 2006
26 luglio 2006
Strade
Ad un tratto incontri una persona. Chiacchieri, come con mille altre persone. Scopri, nella normalità di tutti i giorni, che con quella persona hai molto in comune, che la direzione in cui guardate è la stessa, malgrado le distanze, le differenze. Sempre nella normalità diventa consuetudine sentirsi sempre più spesso, e il pensiero ti corre a quella persona nei momenti più impensati, come se la percepissi vicina a te. Talvolta esplodono violenti contrasti, ma non puoi immaginare che possa esserci un allontanamento per questo. Ti trovi, con naturalezza, a pensare a quella persona come parte della tua vita, come lo sono, per natura, i figli. Con le stesse modalità. Ci sono momenti di grande completezza, in cui ci si intende e si è in sintonia. Spesso senti che questa persona è altrove, e un po' all'inizio ti senti tradita, sei gelosa dei suoi pensieri, e cominci a custodire gelosamente anche i tuoi, proprio come quando i figli cominciano ad allargare il loro orizzonte affettivo, e percepisci che le loro emozioni non sono più condivise solo con te. Poi ti arrivano brandelli di vita che non sospettavi, della sua vita che scorre quotidiana, parallela e indipendente dalla vostra relazione. Vivi i cambiamenti di questa persona, e sai che cambi anche tu. Non si parla di questo, come non lo si fa con i figli: un naturale pudore, una riservatezza non scritta lo impediscono. Di tanto in tanto ti fermi e lasci che immagini, sensazioni e pensieri fluiscano da te a questa persona, attraverso altri piani, e sei certo che anche l'altra persona lo percepisca, esattamente nello stesso momento. E succede una cosa strana: vedi con chiarezza estrema, come in un film, lo srotolarsi della sua vita, ne individui i nodi e ti è chiarissima la direzione che dovrebbe prendere. Non è un pensiero tuo, è come se tu fossi spettatore di un filo disegnato dalla vita stessa, e ti è chiaro solo perché riguarda l'altro, non potresti avere lo stesso sguardo chiaro e lucido sulla tua. Vorresti dirgli delle cose, prenderlo per mano, ma non ne sei capace, non sei credibile, sono proprio quelli i momenti in cui lo senti altrove, lontanissimo. Ci metti del tempo, e del dolore e delle lacrime, a capire che è giusto così, è giusto lasciare andare. Quella persona, ogni persona, ha la sua propria via, ha il suo grado di consapevolezza e di evoluzione, e in questa ricerca ognuno è alla fine solo, davvero unico artefice del proprio destino. E', questo, il momento del distacco, non della separazione né della rottura. No. Prendi solo coscienza di ciò che è naturale: si fa un tratto di strada insieme, tu hai una lanterna e illumini il sentiero per chi si è smarrito...lo riporti sulla sua strada maestra, senza calcolo, è nella natura dell'incontro...poi ti accorgi che la tua lanterna non serve più, perché dalla sua parte è rispuntato alto il sole, quello che cercava e aveva smarrito. Continui instancabile il tuo cammino nel fitto mistero della foresta, perché ognuno ha la sua strada, e tu devi percorrere la tua, sapendo che la meta è vicina...ogni tanto ti volti indietro, a posare uno sguardo di tenerezza sulla vita della persona che ha riempito per un lungo tratto la tua, ti fermi e ascolti il suo passo...
La voce del vento...
Un'improvvisa tempesta di vento. Il calore soffocante di queste settimane l'annunciava, e il cielo si è fatto nero, scatenando tutto ciò che sembrava immobile, immutabile, asfittico. Il respiro del vento, prepotente, mi è entrato dentro, portandomi voci lontane, sepolte, dimenticate, riportandomi dentro di me ad abbracciarle tutte, a confondere le loro risa e i loro pianti con i miei. Una pioggia violenta, lunga, ha lavato tutto, anche i miei pensieri. Restano voci sommesse...
11 luglio 2006
ESTATE
Estate piena ormai. Amo l'estate, anche in città quando sono costretta e rimanerci, pur sognando immersioni nella natura...
Guido piano, la musica in sottofondo. Torno da qualche ora piacevole passata con gli amici. E' sera, non è tardi, eppure la città è stranamente vuota: poche persone, rare automobili, tutto sembra sonnecchiare pigramente, come sospeso nell'afa che non molla nemmeno a quest'ora.
Lo sguardo è attratto dalla luna: luna piena, enorme, con quella luce molle che solo la luna estiva ha, come se fosse anch'essa gonfia di calore. I contorni delle colline, delle case lungo il fiume, della ricca vegetazione si stagliano nitidi, immobili, in una luce che raramente si vede in questa città. La pioggia violenta di ieri ha ripulito tutto.
Silenzio, c'è silenzio, non quello incantato della montagna, ma un silenzio lieve, rispettoso, appena contaminato da rumori leggeri, in sottofondo.
Guardo, guardo tutto...ascolto, come se fosse la prima volta. E' la prima volta, è unica, come unico è ogni momento che viviamo. Non me lo voglio dimenticare.
Guido piano e lascio che con la stessa, molle lentezza il mio sguardo vaghi intorno, accarezzi le sagome dei palazzi, così belli nella loro austerità. Lo lascio scivolare sui larghi viali alberati che percorro, senza frugare, senza insinuarsi, con dolce rispetto. Costeggio il fiume amico, lento, accogliente. Non ho pensieri se non di gratitudine. Guido piano...mi lascio portare...
Guido piano, la musica in sottofondo. Torno da qualche ora piacevole passata con gli amici. E' sera, non è tardi, eppure la città è stranamente vuota: poche persone, rare automobili, tutto sembra sonnecchiare pigramente, come sospeso nell'afa che non molla nemmeno a quest'ora.
Lo sguardo è attratto dalla luna: luna piena, enorme, con quella luce molle che solo la luna estiva ha, come se fosse anch'essa gonfia di calore. I contorni delle colline, delle case lungo il fiume, della ricca vegetazione si stagliano nitidi, immobili, in una luce che raramente si vede in questa città. La pioggia violenta di ieri ha ripulito tutto.
Silenzio, c'è silenzio, non quello incantato della montagna, ma un silenzio lieve, rispettoso, appena contaminato da rumori leggeri, in sottofondo.
Guardo, guardo tutto...ascolto, come se fosse la prima volta. E' la prima volta, è unica, come unico è ogni momento che viviamo. Non me lo voglio dimenticare.
Guido piano e lascio che con la stessa, molle lentezza il mio sguardo vaghi intorno, accarezzi le sagome dei palazzi, così belli nella loro austerità. Lo lascio scivolare sui larghi viali alberati che percorro, senza frugare, senza insinuarsi, con dolce rispetto. Costeggio il fiume amico, lento, accogliente. Non ho pensieri se non di gratitudine. Guido piano...mi lascio portare...
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