Non importa quanti anni avresti compiuto oggi. L'ultima volta che ti ho detto "Auguri!" abbracciandoti è stato 18 anni fa. Lo ricordo ancora. Ci siamo guardati per un lungo momento, i miei occhi scuri, che certamente non brillavano di allegria, nei tuoi azzurri e intensi come un lago di montagna in tempesta. Bastava guardarti negli occhi per capire tutto: il loro colore cambiava con il tuo umore. Federico li ha ereditati da te, e nei suoi occhi spesso cerco ancora i tuoi. Te ne saresti andato dopo sei settimane. Mi manchi ancora maledettamente. Mi sorprendo spesso in un dialogo interiore con te, a commentare quanto il mondo stia cambiando e quanto rapidamente, come quando commentammo insieme la caduta del muro di Berlino, prevedendo scenari che né tu né io avremmo mai immaginato dove ci avrebbero portati. Ho parlato lungamente con te quando il tuo grande amico Enzo Biagi se n'è andato, dopo aver vissuto delusioni cocenti, che tu avevi previsto con amarezza. Ti chiedo, nei momenti difficili, che cosa faresti, da che parte devo andare. Ti sono grata, perché mi hai indicato una strada retta, precisa, che è quella dell'onestà a qualunque prezzo. Ti chiedo scusa, perché so che mi vorresti più felice e meno sola, ma so che capisci e percepisci la solidità e la serenità che mi hai comunque lasciato e da cui ho imparato ad attingere sempre. Mi hai insegnato anche che ad un certo punto è giusto smettere di lottare.
Grazie per essere ancora e sempre con me. Ti voglio bene.
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