Prima o poi doveva succedere, lo sapevamo tutti. E' successo. La rassegnazione non fa parte del mio carattere, ma è chiaro che il finale era scritto, almeno nelle sue linee essenziali.
Quello di cui non mi capacito è: perché proprio in quel modo e in quel tempo? Voglio dire, è chiaro che quando uno decide di chiudere un rapporto e andarsene può scegliersi giorno e ora. Ma davvero non c'era bisogno di una spiegazione, di un ultimo contatto, di un saluto? E davvero non si poteva scegliere un momento migliore?
Io e te non siamo mai stati particolarmente simpatici l'uno per l'altra. Da quando ci vedemmo la prima volta sapevamo che non sarebbe durata: io così attento ai particolari, alle motivazioni, al funzionamento, al silenzio; tu in fondo non mi avevi chiesto nulla, c'eri da prima e io rappresentavo una specie di disturbo...
La nostra è stata una convivenza, tutto sommato, tranquilla. Ci siamo cordialmente ritagliati i nostri spazi, sapendo che l'uno non avrebbe potuto fare a meno dell'altra per molto tempo, ma anche che la situazione era solo temporanea. Eh, già, perché tu lo sapevi che io avevo già deciso, fin da quel lontano giorno del '97, che non sarebbe durata, che già pensavo al modo di sostituirti...
E' vero, lo ammetto. Ci sono cose che si sa da subito che non dureranno, e il nostro rapporto è stato una di quelle.
Però anche tu, da un paio di anni ormai, eri convinta che la cosa volgesse al termine. Goccia dopo goccia, giorno dopo giorno. E dire che ti avevo avvertita più volte di non continuare su quell'onda, perché ormai la misura era colma e presto anche la pressione avrebbe raggiunto valori tali da scatenare l'irreversibile.
Niente da fare, ormai ti eri impuntata e davvero credevi che da un momento all'altro mi sarei presentato con la tua sostituta e ti avrei dato il benservito. E allora giù goccia dopo goccia, dopo goccia...
Questo era il modo migliore per farmi perdere la pazienza, lo sapevi bene. Ho voluto fare un ultimo tentativo, darti tempo fino alla primavera, quando magari avresti potuto riflettere e rilassarti un po'. Non c'è stato verso...
Hai cercato e voluto l'irreparabile, la sera del 30. Sono tornato a casa e ti ho trovata con quel tuo ghigno, soddisfatta e quasi cigolante, come se ti divertisse tutto quel parapiglia...
"Dotto', 'sta pompa bisogna cambiarla, i termosifoni non possono più funzionare così..."
Ha ragione l'idraulico. Ho dovuto cambiarti, sostituirti. Ti avrei concesso ancora un po' di tempo, ne avremmo riparlato in Primavera. Ma hai voluto fare di testa tua, come al solito.
Pazienza, a questo punto non posso che augurarti buona fortuna, anche se dubito che l'idraulico che ti ha presa con sé possa installarti in un qualche altro impianto.
Grazie per le migliaia di metri cubi di acqua, goccia dopo goccia dopo goccia, che hai immesso nei miei radiatori, consentendomi di scaldarmi.
Se mi avessi avvertito, magari, mi sarei organizzato in modo da non passare il Capodanno al gelo senza poter nemmeno fare una doccia. Ma va bene lo stesso, in fondo lo sapevamo entrambi che sarebbe finita così.
Adieu, pompa idraulica del mio impianto termico!
1 commento:
Divertentissimo!
Posta un commento