La nebbia a volte è utile. Nasconde i brutti pensieri e obbliga a concentrarsi su quel poco che si vede.
La mia vita è il respiro
di un equilibrio instabile,
tutto questo pensare
non dà nessuna libertà.
Vedo il mondo cambiare
e cambio anch'io in modo uguale,
incapace di amare
la sola verità...
30 agosto 2012
24 agosto 2012
NOSTALGIA
Mi manchi.
Quando mi sveglio al mattino mi manca il tuo profumo, mi manca il tuo sussurrare dolce e ritmato che mi riporta lentamente alla luce del giorno, mi mancano le tue carezze, che mi scivolano sul corpo lente e leggere, fresche, ristoratrici, rispettose.
Lungo il giorno mi manca la vita che sprigioni, l'energia che comunichi, ora calmo e quieto, ora spumeggiante di allegria.
Al tramonto mi manca la profondità con cui accogli e stemperi le pene della mia giornata, o l'abbraccio ammiccante che condivide le mie gioie. Quell'abbraccio, caldo e rassicurante, purificatore, che mi tiene stretta e libera, per tutta la notte.
Mi manchi, fratello Mare.
Quando mi sveglio al mattino mi manca il tuo profumo, mi manca il tuo sussurrare dolce e ritmato che mi riporta lentamente alla luce del giorno, mi mancano le tue carezze, che mi scivolano sul corpo lente e leggere, fresche, ristoratrici, rispettose.
Lungo il giorno mi manca la vita che sprigioni, l'energia che comunichi, ora calmo e quieto, ora spumeggiante di allegria.
Al tramonto mi manca la profondità con cui accogli e stemperi le pene della mia giornata, o l'abbraccio ammiccante che condivide le mie gioie. Quell'abbraccio, caldo e rassicurante, purificatore, che mi tiene stretta e libera, per tutta la notte.
Mi manchi, fratello Mare.
Una storia
Sabato
18 agosto avrebbe dovuto essere la seconda giornata delle nostre
vacanze per me e Giustina, la mia compagna.Assieme ad altre persone, ci
si è organizzati per fare una passeggiata in Clarea: un pò per
immergersi in quei magnifici boschi, un pò per osservare a distanza di
sicurezza gli animali chiusi dentro lo zoo chiamato cantiere.
Molti partono a piedi dal campeggio, mentre tre auto partono per prendere il sentiero che prende avvio da Giaglione.
Lungo la strada, passando per Susa, l’ultima vettura della nostra
micro-carovana viene fermata per un controllo: forse la più visibile tra
le tre, se non altro per i suoi componenti. Tutti giovani e abbigliati
in maniera comoda, mentre nelle due auto davanti c’erano bambini e chi
non è più troppo giovane anagraficamente.
Decidiamo comunque di
fermarci, a portare solidarietà ed accertarsi che non avvenga nulla di
anomalo. La regola è sempre quella: si parte e si torna assieme.
Sembra che stia andando tutto regolare: non c’è nulla da segnalare nei
loro confronti, e come di prassi chiedono i documenti anche a noi che ci
siamo avvicinati.
“Due minuti e finisce tutto“. Parole del maresciallo dei Carabinieri che ci aveva fermato.
Ma purtroppo il mio documento fa perdere troppi minuti.
“Risulta in sospeso un atto di notifica per lei“.
Comincia lo spettacolo che vede contrapporsi Carabinieri e Polizia di
stato per la consegna della notifica, con noi in impotenti spettatori.
Si cerca di fare di tutto per rendere effettiva la consegna dell’atto
alla caserma di Susa: al maresciallo non piace l’idea di scortarmi fino
alla questura di Torino. Ma la Polizia insiste: devono notificare loro
l’atto. Si mette di mezzo anche il capitano dei Carabinieri di Susa, il
quale però riesce solo a trattare per una mediazione: la consegna
avverrà alla questura di Rivoli. Una via di mezzo tra Torino e il comune
dove mi hanno fermato. Susa.
Lungo il tragitto il maresciallo si confida.
“Non ne posso più di questa valle. Per fortuna che non dobbiamo andare
fino a Torino, ma poi anche tu… ma chi te lo ha fatto fare di
avvicinarti all’auto? Non te ne potevi stare tranquillo ad aspettare più
in là? Ora dobbiamo gestirci tutto questo casino. Poi sembri un bravo
ragazzo: non ha la faccia da testa di cazzo…“
Grazie, ma a sapere che c’era una notifica per me, di sicuro non mi avvicinavo all’auto fermata.
Comincia il pronostico sulle possibilità del contenuto dell’atto. La
Polizia non ha voluto dire ai Carabinieri di che si tratti. Si va
dall’avviso orale al foglio di via. Tutto può essere, ma con l’aria che
tira in questi tempi non c’è molto da sperare.
Il giorno prima il giornale titolava: 35 fogli di via per i fatti del treno delle scorie nucleari.
Quella notte, il 24 luglio, passava un treno carico di scorie diretto
verso la Francia, transitante per la stazione di Bussoleno, comune a due
fermate di treno da Chiomonte. Per la mezzanotte era previsto un
presidio No Nuke fuori dalla stazione. Dal campeggio c’è chi ci arriva
in auto, chi in treno.
Io sono tra quelli che vanno in treno.
Lo stesso maledetto treno che si vedrà bloccato alla stazione di
Bussoleno, con 115 persone tra attivisti e passeggeri comuni dentro, e
fuori centinaia e centinaia di poliziotti in assetto antisommossa e
atteggiamento molto poco amichevole. Casco calato, fazzoletto alzato,
mano al manganello e scudo pronto. Chi aveva la vista lunga ha notato un
adesivo che copriva il numero di identificazione sul petto.
Ostaggi per quattro ore e mezza, fino a quando non è arrivata una
delegazione di valligiani, avvocati e un ex parlamentare a controllare
che l’identificazione si svolgesse senza casini. Io non ho paura a
negare il mio ruolo dentro quel treno. Mio malgrado, mi sono trovato a
gestire le comunicazioni con Radio Black Out e i compagni della valle,
mentre altri ragazzi gestivano improvvisate trattative con la Digos per
uscire da quella situazione, peggiorata dal fatto che non c’era nessun
valligiano a bordo.
Ma si arriva alla questura di Rivoli, dove
avviene una piccola nota di colore, che mi fa capire quanto sono stato
fortunato ad essere stato fermato dai Carabinieri e non dalla Polizia.
Saliti al primo piano del palazzo, scortato da due marescialli
dell’Arma, mi presentano al comandante in servizio al momento.
C’è da attendere che arrivi l’ufficiale di Polizia giudiziaria, ma
intanto i Carabinieri fanno registrare il mio arrivo in questura.
“A che riguardo di preciso? Non è chiara la situazione: noi abbiamo preparato la stanza…“
Ci sono due secondi di lunghissimo silenzio. Un improvviso brivido mi gela.
Il maresciallo spacca quella tormentata pausa. “Ma quale stanza? Qui c’è solo da notificare un atto!“
La situazione ritorna all’assurda normalità.
Il maresciallo tranquillizza me e Giustina, che mi aveva accompagnato
lungo tutto il percorso fin dentro le stanze della questura: “Ora arriva
l’ufficiale della Digos. Vi consegna la notifica e tutto finisce. Solo
che davvero non so dirvi cosa c’è in quell’atto.“
Ma come
previsto c’è poco da sperare. Foglio di via della durata di due anni dai
comuni di: Avigliana, Bussoleno, Chiomonte, Exilles, Gravere, Giaglione
e Susa.
I motivi sono vaghi, e a tratti esilaranti.
Risulta che insieme ad altri facinorosi manifestatamene appartenenti
all’area di contestazione o anarco-insurrezionalista o
marxista-disobbendiente, nelle prime ore del 24 corrente luglio prendevo
quel famoso treno per Bussoleno. Si dice in più che prima che il treno
entrasse in stazione, gli occupanti ne arrestavano la corsa mediante
l’azionamento del freno di emergenza. Io mi ricordavo che a fermare il
treno, e ad impedire che ripartisse, fossero centinaia di poliziotti che
gradivano la nostra compagnia in stazione.
Mi si accusa di
campeggiare in luoghi dalla dubbia fama e scegliermi compagni di viaggio
poco raccomandabili e che questo, unito al fatto che nei paesi indicati
nel foglio di via, non svolgo alcuna stabile attività lavorativa, non
ho residenza, o legami famigliari o nessun interesse dichiarato
rilevante, fa di me una persona pericolosa per la società.
Ora vorrei soffermarmi sulla mia effettiva pericolosità sociale.
Sono uno scrittore, ho scritto A Riot Of My Own, un romanzo sugli anni
’70 e gli esiliati italiani a Parigi, composto assieme a uno degli
esuli, Pantaleo Elicio, libro che ho presentato anche al campeggio No
Tav verso fine luglio. Il mio prossimo romanzo sarà sulla lotta No Tav.
Oltre a questo, sto scrivendo una tesi di laurea sul movimento No Tav e
sul suo uso di Internet a fini organizzativi e di contro-informazione,
sotto la direzione dell’università di Parigi 8.
Se si tiene
conto di questi fatti, la faccenda risulta chiara. Sono pericoloso,
pericolosissimo. Perché un ragazzo che lancia pietre loro se lo riescono
a gestire, non sanno invece gestirsi chi invece scrive di chi tira le
pietre. A lui non puoi sparare lacrimogeni o puntarlo con l’idrante
quando è sotto le reti: uno scrittore non è facilmente identificabile
come uno con una videocamera o una macchina fotografica in mano.
Mi hanno atteso al varco, quando la situazione era tranquilla per
prendermi e mandarmi via dai coglioni. Io per il mio lavoro ho bisogno
di essere sul campo, per avere accesso diretto alle fonti, con questo
atto sperano di tagliarmi le gambe e farmi ripiegare a scrivere le mie
opere tramite la lettura di comunicati, come fanno i giornalisti del Tg1
o della Stampa. Ma questo non è la mia modalità di lavoro.
Per
tanto, dico chiaramente che non sarà un pezzo di carta a tenere lontano
me e Giustina da una valle dove lasciamo il cuore, oltre che
concentrare le nostre passioni in compagnia delle persone più splendide
che abbiamo mai incontrato. I No Tav,
A l’è düra!
Oggi.
La musica fa presto a buttarti lì un po' di note. Poi il problema diventa tuo...
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